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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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   capitolo v.
   — i poeti lirici ed elegiaci.
   469
   § 53. Ovidio.
   11 terzo gran poeta elegiaco romano è Ovidio. Meno soave di Tibullo, meno imitatore de' greci modelli elle Properzio, meno decente di entrambi, egli è un vero torrente, assai fluente e pieno, anzi sovrabbondante, di fantasia allegra e sensuale. Scrisse egli moite opere in metro elegiaco, oltre le già enumerate di genere didascalico, e propriamente:
   1. Gli Amores, o libri amorum, 49 elegie, prima in cinque libri, di poi in tre (che è la redazione giunta a noi). Yi tratta il poeta delle sue propi ìe avventure d'amore, specialmente con una tal Corinna, e vi palesa assai apertamente tutte le suo impressioni,'-anche le più sensuali. La pubblicazione della prima redazione cade verso il 739, quella della seconda prima del 752. Quanto all'ordine, certo non cronologico, in che le varie elegie sono disposte, non si può nulla determinare, sebbene provenga ad ogni modo dal poeta stesso.
   2. I Libri Tristium, cinquanta elegie in cinque libri.
   3. Le Epistolae eoe Ponto, quarantasei elegie in quattro libri.
   In entrambe le quali opere, scritte l'una tra il 762-65, l'altra tra il 765-69, iL poeta lamenta le infelicità del suo esilio di Tomi, con troppa monotomia e troppa indigmtosa prostrazione, specialmente nella prima, chè la seconda almeno è di epistole indirizzate a questo e a quello, che escono un po' dal solito tema.
   4. L'invettiva, non si sa contro chi diretta, col titolo Ibis, proso da quella di Cali tiaco contro Apollonio Rodio. Composta nei primi tempi dell'esilio, ma pubblicata forse più tardi.
   5. Le Ileroides; diciannove lettere di eroine de' tempi mitici od eroici ai loro mariti od amanti. Naturalmente, sotto l'esteriorità mitiche ed eroiche v'è un contenuto affatto contemporaneo; al solito però gli affetti amorosi sono ben indovinati. Sei delle diciannove sono in gran sospetto di non-autenticità (ed attribuite anzi da taluni ad A. Sabino); principalmente la lettera di Saffo (n. 15) che nei manoscritti si trova isolata, in fine ; ed ha le tracce dell'imitazione fattavi di Ovidio. Il quale molto si teneva d'aver inventato lui questo genere di componimento, giacché dice nell'Ars Amat. (HI, 345) :
   Vel tibi composita cantetur Epistola voce ;
   Ignotum hoc aliis ille novavit opus.
   Donde anche risulta che le Eroidi furono scritte prima de' 752.
   Durante il primo secolo dell'era volgare nelle scuole de' retori, e assai,più a lungo poi fra i poeti, Ovidio era tanto stimato, e incoraggiava tanto all'imitazione, mercè la leggiera facilità del suo verseggi ire, che ben presto , e daccapo poi nel medio evo, molti componimenti in metro elegiaco si fecer secondo la sua maniera e furono posti sotto il nome suo. Così deve dirsi della elegia intitolata Nuco, ove la presente corruttela è paragonata all'antica moralità, e che ben si può riferire a tempi prossimi assai ad Ovidio stesso; così delle molte poesie giocose medioevi che portano il nome di lui, i versi cioè de piatomela, in pediculos, de mc-dicamine aurium, de pulire, il Somnium, e tre libri de vetula; così ancora della Consolatio ad Liviam Augustam de morte Drusi Neronis, la quale, non trovandosi in alcun manoscritto e comparendo dapprima nella edizione principe di Ovidio dell'anno 1471, non contenendo d'altronde nulla che non sia cognito per altra \ia, abbondando di reminiscenze ovidiane, ed avendo moderno il colorito del pensiero, si ha ben ragione di tenerla per opera d'un qualche umanista italiano del secolo XV.
   Taiiagki e D'Ovidio. Letteratura Remano,.
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