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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo v. — i poeti lirici ed elegiaci. 447
   ch'egli fiori tra Tibullo e Ovidio, come quest'ultime appunto dice in alcun luogo (1). La precisa condizione di sua famiglia ci è ignota: le sue parole non ci lasciano certamente appiglio a pensare che la fosse nobile o ricca. Sofferse anch'essa la sua parte dalla famosa distribuzione delle terre del 713. Properzio perdette presto il padre, e ricevette la sua educazione a Roma; dove non tardò a rinunziare a ogni altro studio, specie alla giurisprudenza, per consacrarsi tutto alla poesia. A Mecenate, a cui fu presentato, a quanto pare, dopo la pubblicazione del primo libro, divenne devoto, e dedicò qualche componimento. Come Virgi.io, egli abitava nell'Esquilino, dove Mecenate medesimo stava; ma con Mecenate però egli non ebbe mai quell'infinità che e' ebbe, ad esempio, Orazio; di che sarà in gran parte stata colpa la notevole loro differenza d'età. Ad Augusto fece grandi adulazioni anch'egli. Mai non rammenta Tibullo, nè si può dire che in Properzio si trovino tracce d'imitazione di lui. Neanche rammenta mai Orazio, del quale però alcuna eco si ripercuote talora nelle elegie properziane. Orazio poi non si degna mai di fare menzione di lu'; di elle non staremo ad indagar la ragione, giacché chi può sapere ora appuntino che pettegolezzi sieno successi in quel circolo di poeti, e che particolari incompatibilità di carattere potessero propriamente avere essi tra l'oro1? (2).
   Fu Properzio tendente naturalmente alì'amors. Dice egli stesso (3):
   Unicuique dedit vitium natura creato;
   Mi fortuna aliquid semper amare dedit.
   Se non che sui suoi amori poco si può rilevare , positivo dalle sue opere. Amò da giovanetto una Licinna, ed alcuni eruditi gli fanno così bene i conti addosso, da giunger a persuadersi che cotesto amore gli durasse due anni! Ma colei, che egli amò con tutta l'anima per più anni, con la quale più volte si ruppe per rappattumarsi dopo, e che, al dire di Marziale (4), lo fece poeta, fu una donna più attempata di lui, che prima di lui morì, e che egli celebrò sotto ti nome di Cinzia, ma chiamata veramente Ostia, volendo stare ad Apulejo (5); e perciò creduta ancora da alcuni eruditi nipote di quel poeta Ostio, che cantò la guerra istriana, ed al quale dovrebbe quindi alludere Properzio quando parlando della sua donna dice: «splen-didaaue a dodo fama refulget avo ».
   D) Opere.
   Sebbene, come da alcuni pass delle opere sue trapela (6), Properzio avesse talvolta pensato ad assumere qualche soggetto veramente epico, ei finì però a consacrarsi del tutto all'elegia, specialmente amorosa. Si propose a modelli soprattutto gli Alessand] 'ni (7), e molto si compiacque di potersi dire iì Callimaco romano (8). E dai modelli suoi ritrasse quell'abbondare che egli fa d'eruzione e di mitologia. Meno semplice di Tibullo, mostra però, nonostante che sìa più manierato, uno spirito più vir le e più passionato, e produce più effetto. Congegna accuratamente il verso; e nel metodo che 1i9iie per congegnarlo ha qualche differenza rispetto a Tibullo.
   Le eieg.e di Properzio corrono spartite ili quattro libri. 11 primo solo pare certamente raccolto dal poeta; degli altri non si può affermare. Il Lachmann ha creduto trovare indizii che quello che corre coma secondo libro debbasi spezzare in due, onde è venuto a fare cinque libri. Un dotto itaiiano poi, il Sig. Carutti, ha creduto doversi tenere per cosa non appartenente a Properzio il libro qu?rto (o quinto, secondo la spartizione del Lachmann) (0).
   (1) Vedi Trist. IV, 10, 51:
   Vorgilium vidi tantum; nec avara Tibullo
   Tempus amicitiae fata dedere meae; Successo! fuit hic tibi, Galle, Propertius illis ; Quartus ab bis serie temporis ipse fui.
   Gfr. lb