capitolo y. — i poeti lirici ed elegiaci.
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proprie di Tibullo e che egli stesso sia nascosto sotto il nome di Ligdamo, si verrebbe ad avere cosi ancora un'altra amante del poeta, Neera, la quale alcuni eruditi identificano con Delia, altri no. Se non che i p ù dei dott ritengono oramai che il terzo libro non sia già di Tibullo, ma ( .. altro poeta; tanta c iversìtà trovano tra le elegie certamente genuine di lui e queste altre del terso libro; tanto sconveniente (a ragione) trovano l'attribuire a Tibullo il già citato distico (III, 5, 17-18y che lo direbbe nato non prima del 711! (9).
Nella 33.a ode del 1.° libro Orazio cerca consolare Tibullo della infedeltà di una Glicera, che a dir vero in Tibullo non è ma: men' onata.. Alcuni eruditi l'hanno identificata con Neera e insieme con Delia e fattone cosi un'unica triade, altri con Nemesi, e altri credutala diversa affatto da entrambe, e collocatine gli amori Con Tibullo prima di quelli dì costi con Nemes
Del quarto libro la prima poesia è il Panegirico di Messala, il quale in verità è tanto al di sotto del tipo tibul ano, da dsseie creduto da taluni opera affatto giovanile del poeta, dai più come addi r ttura idegna di lui II resto del libro quarto consta di una specie di picooio dramma erotico idillico, che l'autore svolge ora parlando per suo conto, ora fingendo propr' > lettere dei due amanti, che sono Sul-picia e Cerinto. Questa specie di romanzo amoroso non è punto indegno di Tibullo; solo si può avere dubbio se sia poi cosa tanto naturale che egli si mettesse a fare una pittura obiettiva d'un amore non suo. Perciò questo libro quarto non è andato immune di sospetti di alcuni eruditi, circa il potersi o no attribuire a Tibullo.
Inferiore alquanto al primo, dove ciclo dell'amore con Delia costituisce un bel romanzetto erotico, è il libro secondo. La poesia tibul,\ana è del resto scevra di pedanteria e di manierismo alessandrino; l invece tutta semplicità e naturalezza. Del pari la lingua e lo stile è elegante e naturale, privo di arditezze, e di larghi giri di periodo. E perciò terso ed elegante ed a tutti gli altri elegiaci romani preferibile lo dichiarò Quint:iiano (10)
(1) V. Remed. am. 765 (« qnis poterit lecio durus discedere Gallo? »). Cfr. Trist. II, 445. Amor. I, 15, 29, III, 9, 64; Propert. I!, 34, 91; Mart Ep. Vili, 73, 6.
(2) Pomponio Gaurico pubDlicò a Venezia il 1501 sei elogie attribuendole a Gallo, al quale non possono assolutamente convenire. Sono infatti di tempi assai posteriori, ed in un verso di esse (IV, 26) appositamente soppresso dal primo editore vi è nominato un certo Massimiano.
(3) V. Hor. Epist. I, 4, 3; ove C?ssio è nominato come uno che valesse qualcosa in fatto d'elegie, ma evidentemente con ironia.
(4) L'ep. di Dom. dice:
Te quoque Vergilio comiiem non aequa, Tibulle, Mors iuvenom campos misit ad Elysios.
(5) Il distico è:
Natalem nostri primum videre parentes Cum cecidit fato consul uterque pari.
La quale morte pari di entrambi i consoli non può essere che quella di lrzlo e Pansa alla battaglia di Modena, l'anno 711 d. R.
(6) V. l'Elegia del 1.° libro che incomincia
Ibitis Aegeas sine me, Messala, per undas.
(7) V. Hor. Epist. I, 4, e Od. I, 33; dedicate entrambe a Tibullo.
(8) Amor III, 9, 31. .
(9) Aicur crìtici (Gius. Scaligero, Dousa, Spoiin, ecc, ecc.), persuasi dell'autenticità del libro terzo, ed ini .eme persuasi che quel tal distico non potesse convenire a Tibullo, lo tennero per una interpolazione.
(10) 7.. 1, 93.