CAPITOLO U — POETI BRAMATICI § 13. L. Pomponio e Novio
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Dopo la comedia togata le atellane; le quali di comedie tutfc' affatto popolari, che prima erano, diventarono opere letterarie per mano del bolognese Pomponio e di Novio.
Della vita di questi autori sappiamo solamente che fiorirono nella seconda metà del settimo secolo; la Cronaca di Eusebio registra Pomponio come chiaro scrittor d'atellane nell'anno 665 di Roma, e Yellejo Patercolo lo fa contemporaneo di Valerio Anziate. Cicerone nel Dialogo De oratore (II, 63, 69, 70), che cade appunto in quell'età, cita parecchi motti spiritos di Novio, del quale pareva molto compiacersi; Macrobio chiama lui egregio e Pomponio lodaiissimo poeta di atellane (1).
Dopo di avere cogli atti laidi e colle oscene facezie, che eran proprie del genere, dilettati i Romani del settimo e dell'ottavo secolo (nel quale cedettero il posto ai mimi ed ai pantomim eso ebbero nuovamente un istante di favore nella età degli Antonini, quando Frontone e gli altri eruditi della sua scuola fecero il gran tentativo di ricondurre le lettere romane alla imitazione della più remota antichità. E Frontone li chiama entrambi scrittori eleganti.
Tra i titoli ed i personaggi di queste comedie, oltre le solite maschere osche di Macco, Pappo, Boccone, Dosseno, troviamo tipi e figure prese da tutte le classi della cittadinanza: contadni, lavandaj, pescatori, fornai, banditori, pittori, lenoni, medici, auguri, aruspici, sacrestani, soldati e cortigiane. Nè vi mancan il dileggio degli ambiziosi nel Competitore, nel Pappo escluso, e le beffe dei forestieri, che tanto piacciono ai superbi volghi delle capitali, nei Campani, ne' Galli Transalpini, e va dicendo.
Dai pochi frammenti è difficile recar giudizio intorno ai pregii rispettivi dei due poeti. Hanno di comune le alterazioni, i bisticci, le frasi ambigue, e tutti, in breve, i frizzi e le capestrerie del linguaggio popolare; e dai frammenti d'arabidua possiamo pur troppo vedere che lungo cammino avesse fatto la corruzione anche nelle infime classi della cittadinanza. A Pomponio vogliono i critici moderni dar lode di poeta più originale e più fecondo (2).
(1) S. Gerolamo nella cronaca di Eusebio (01. 172, 4 = 665 di Roma): « L. Pomponius Bononìensis, Atellanarum scriptor, clarus habetur. » Vellejo (II, 9,6) :« Sane non ignoramus oadem aetate (qua Valerius Antias) fuisse Pomponiura, sensibus celebrem, verbis rudem et novitate inventi a se operis commendabilem. » Macrobio. Sai. (VI. 9, 4.): « Pomponius, egre-gius Atellanarum poeta » e (1. 10.3) « Novius, Atellanarum probatissimus scriptor. » Seneca il retore nelle Controv. VII. 18,9 : «auctorem huius vitii quod ex captione unius verbi plura significantis nascitur (doppio senso) ajebat Cassius Severus Pomponium Atellanarum scri-ptorem fuisse. » Frontone nelle Lettere a Marco Aurelio, IV,3 (Orelli pag. 130), « animad-vertas particulatim elegantis, Novium et Pomponium et id genus in verbis rusticani» et jocularibus ac ridiculariis. »
(2) Vedi E. Munk. De L. Pomponio BoaonieDSi Atellanarum poeta. Glogau 1826; e lo stesso De fab. atell. Lipsia, 1810. — Ribbeck, p. 191-230. — Teuffel. Ròmische lit., pag. 169.—Patin, Études ecc. Tom. II, pag. 332, ecc.
§ 14. Scrittori varii di tragedie e comedie. — L. Giulio Cesare Stratone, M. Terenzio Varrone, Quinto Cicerone, Quintipore Clodio.
L. Giulio Cesare Strabone fu dei primi oratori del suo tempo e, al dir di Cicerone, anche buon poeta tragico (1). M. Terenzio Varrone compose alcune pseudotragedie, non dissimili forse dalle ilarotragedie delle quali si faceva autore Rin-toue (2). Q. Cicerone scrisse parecchie tragedie, seppure non le tradusse addirittura lai greco. Ciò almeno dobbiam credere, pensando che al fratello M. Tullio scriveva Tamagni. Letteratura Romana. 43