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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   334 libro secondo. —¦ parte i. — i poeti.
   Tra le edizioni parziali nomino :
   ti) L' Andria di Perlet con esteso commentario. Rouneburg, 1805 — di Fikenscher con note. Lipsia, 1809 — Di Fr. Ritter. Berlino, 1833. — Di Klotz con un ottimo commentario. Lipsia, 1865 — di L. Quicherat. Parigi, 1860.
   ù) 11 Foninone di C. G Elberling. Copenhagen, 1861.
   e) Scritti vari.
   Della critica del testo ai Terenzio hanno ben meritato tra i più anticùi editori il cremonese Gabriele Faerno, poi Lindenbrog, Westerhov, e Riccardo Bentley ; tra i moderni, oltre gli editori già nominati son da vedere Ritschl: de emendatìone fabularum terentianarum. Breslavia, 1838 e Musco Renano Vili, pag. 289-292 — Geppert, zur Gescmcte der terentianischen kritik, Jahn. Jahrbiich. Suppl. XVIII, pag. 28-87. — Otto, Jahn, Berichte der sàchs. G. d. W. 1851, pag. 362-61. — G Hermann, Opusc. II. — Jos. Krauss, quaestiones Terentianae criticae. Bonn, 1850. — J. Brix de Terentii fabulis post. R. Bentleium emen-dandis. Liegnitz, 1857. Th. Ladewig, Beitràge zur Kritik des Ter. Neustrelitz, 1858.
   Quantunque le comedic di Terenzio non abDiano offerto agli eruditi sì ricca materia d'indagini e di controver ¦- e come le comedie di Plauto, pure sono degni d'essere mentovati i seguenti scritti : Runkenii dictata ed. Schopen. Bonn, 1825. — Gronovii notae in Te-rentium, ed. Frosclier, Lipsia 1833. — F. Y. Fritsche quaestiones Tercnt Spec. 1. Rostoch. 1849. — Lectiones Terentianae. Rostoch 1860. — Grauert Analecten (Confronti tra Terenzio ed i suoi esemplari) — A L. R Liebig. de prologis Terentianis et Plautinis, Gorlitz. 1859. C. — Driatzko de prologis plautinis et Terentianis quaestiones, Bonn, 1863. — E son da vedere anche le note a Terenzio di W. Teufìel nel volume summentovato degli Studi greci e latini
   fj Traduzioni.
   Per le traduzioni di Terenzio 'sono ancora da vedere: A) la Biblioteca dell'Argelati tomo IV, pag. 37. segg.; B) la Biblioteca del Paitoni T. IV, pag.- 105 ecc.; C). La Raccolta di tutti gli antichi poeti latini dei suddetti. D) Le notizie degli scrittori latini del Federici, pag. 13-16.
   Le comedie di Terenzio furon tradotte o fatte tradurre la prima volta in prosa italiana da Giambattista da Borgofranco pavese, e stampate in Venezia per Bernardino Vitali, 1533, in 8.° Tra le molte versioni chetenner dietro vogliamo ricordate quella in versi di Nicolò Fortiguerri, stampata primamente in Urbino coi tipi di G. Mainardi 1736; quella di Vittorio Alfieri, e quella dell' abate Antonio Cesari, che poco felicemente si provò di tradur Terenzio co' riboboli fiorentini. — L' Andria fu tradotta in bellissima prosa toscana da Niccolò Machiavelli. Il Punitore di sè stesso fu voltato nel vivo linguaggio toscano da Cesare del Chicca. Firenze, Tip. Cellini (1870-71).
   Degli imitatori italiani di Plauto e di Terenzio discorsero con opposto fine due giovani scrittori: Vincenzo de Amicis in uno studio sulla Imitazione latina nella commedi:, italiana del XVI secolo (Pisa, Nistri, 1871) ed Alberto Agresti negli studi sulla cóinedia italiana del secolo XVI (Napoli, Tip. della R. Università, 1871).
   § 9. Turpilio, Giovenzio, Valerio, Titinio.
   TurpUio fu coetaneo di Terenzio, ma gli sopravvisse molti anni e mori nel settimo secolo. Anch'egli voltò in latino comedie greche mezzane e nuove, e per quanto si può arguire dagli scarsi fraramerti, dovett'essere più spigliato e vivace di Ce-cilio e di Terenzio. La lingua abbonda di voci e modi popolari, la versificaz'one è piana e corretta come quella di Terenzio. Ritschl pensa, e non senza ragione, ch'egli abbia cessato assai presto di scrivere, giacché nel secolo settimo la comedia palliata scompare quasi dalle scene, per cedere il posto ai c iversi genei i della togata, già più conformi al gusto del publico. Conosciamo tredici titoli Jdi sue comedie, tutte greche; sei delle quali pajono tolte da Menandro (1).
   Giovenzio e Valerio sono appena menzionati: questi da Geli-o (XIX. 9.10) col titolo di vecchio poeta, quegli da Varrone (L. L. VII. 65) e ancora da Gellio (XVIII. 12, 2).