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intenti già molto diversi, i due poeti ebbero comune la gloria d'avere recato a quella maggior perfezione, ch'era possibile, l'epica latina.
Dietro di sè avranno degli imitatori più o meno felici, ma nessuno che li pareggi.
Un nuovo genere di poesìa, che trova il suo posto tra fa Satira e l'Ode, fu dalla Grecia recato in Roma da Orazio,
. . . . Parìos ego primus ìambos Ostendi Latto, numeros animumque seculus ArcUilocM, non res et agentia vcrba Lycamben (1).
Ne tolse il metro, com'egli dice, e l'ardimento, non le cose e le parole che spinsero a morte Licambe: che in altri termini vuol dire, imitò non tradusse Difatti mentre Archiloco inveiva contro i propri nemici a sfogo di vendetta, e lo faceva con tale veemenza che somigliava a rabbia, Orazio prese di mira non solamente coloro contro ai quali avesse particolari motivi di sdegno e di odio, ma, come grida a Cassio, i malvagi tuttL quanti :
Cave, cave, namque in maios asperrìmus Parata tolto cornua (2).
Però vi sono tra ess: tali giambi, dal poeta stesso detti criminosi, al paragone de'quali impallidirebbe, credo, l'ira di qualunque più arrabbiato libellista. E gli sgraziati contro cui furono scritti, donne od uomini che fossero — ed erano per lo più amanti importune od infedeli, o nemici invidiosi — dovettero per lunga pezza sentire gli spasimi di quelle ferite. Tal. sono, per cagion d'esempio, il decimo degli epodi dove fa voti di sacrificare un capro ed un agnello alle tempeste se ingojino la nave che porta con sè il fetente Mevio, il quinto ed il diciasettesimo dove con colon, che oggi si direbbero tolti alia tavolozza di Shakespeare, dipinge gli avvelenamenti e gli incantesimi della scellerata Canidia: e, per correre con pie leggiero su questa lubi.ca materia, l'ottavo e duodecimo, dove con maligna cura son descritte le voglie impotenti di una vecchia libidinosa. Questi ed altrettali carmi fecero dire a Quintiliano : Horatium in quibusdam nolim interprelari.
Ma da canto a queste sozzure ti rallegra ancora lo spìrito il carme a Neera : graziosissinio idillio, dove il poeta descrive con tanto affetto la scena de' cari giuramenti d' amore, da farci dubitare se terrà poi le minacce che in un momento di dispetto fa all'amante infedele; mentre riboccano di giusta ira, d'amarezza e di dolore ì giambi coi quali rinfaccia a'suoi concittadini la demenza che li trascina alle guerre civili (3). In questi e negli altri dove celebra la vittoria di Ottaviano, o tornato a più tranquilli sensi decanta le delizie della vita campestre, noi ritroviamo di nuovo il poeta romano, il giocondo ma severo ed animoso autor delle satire
Dai giani i composti negli ann giovanili, coli' animo ancora esacerbato dalla sventura, e dalla vista de'mali che affliggevano la patria lacerata dalle guerre civili, passò in età più matura, dopo molti studii e molta esperienza della vita, a scrivere que'carmì che dovevano fare di lui il primo e forse il solo poeta lirico de' Romani. Perocché se nell' invettiva e nel mordace epigramma era stato preceduto da Catullo, cogli endecasillabi del quale alcuni de' suoi giambi hanno certa somiglianza, se nella canzone amorosa mostra alle volte con maggior arte minor schiettezza e calore del poeta veronese, nell' ode, che è, come già si disse, il genere
(1) Epist. I. 19-25, ecc.
(2) Epod. 6.
(5) Vedi Studi Oraziani.