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libro i'rimo.
quali tutto aspettano sempre dal cielo, e sono viziose o virtuose secondo le ha fatte la religione che professano.
Ora noi possiamo comprendere 1' entusiasmo di Lucrezio per Epicuro (1), che del resto era comune a tutti gli scolari di lui; e come gli fosse apparsa quale una subita rivelazione della verità una dottrina che si coraggiosamente insorgeva contro le fole terribili della superstizione, e negava che gb Dei potessero essere gli autori di un mondo ripieno di tante colpe.
Nequaquam noMs diviniius esse creatam Naturam mandi, tanta stat praedita culpa (2).
Circa un secolo dopo altri due ingegni non meno potenti e fervidi di Lucrezio fecero ben più grave ingiuria agli Dei, pensando che essi vegliassero sulle cose umane non per proteggere le loro creature , ma per punirle (3). E di fatti chi in tempi di tanta violenza e ferocia poteva ancora pensare che la Divinità si prendesse cura degli uomini'? chi aver fede e riverenza a quella strana congerie di numi, di credenze, di riti per cui Roma e l'Italia s' erano empite delle superstizioni di tutto il mondo ? E come non accendersi di vivo amore per una filosofia che ti scioglieva ad un tratto e dalla crudeltà degli uomim. e dall'insensata vendetta dei Numi %
È chiaro adunque come da tre sorgenti di idee e di afletti tanto copiose, quali sono: lo sdegno delle superstizioni, la pietà delle debolezze e delle miserie umane, e l'amorosa contemplazione della natura, un uomo dell'ingegno e del cuore di Lucrezio dovesse trarre facilmente quel sì largo fiume di poesia che noi ammiriamo. La quale, se a molti deve in più luoghi parere men tersa e limata de' carmi di Orazio e di Virgilio (4), compensa a larghi tratti la mancanza di que' pregii d'un' arte più matura e squisita colla costante elevatezza de' pensieri, col vigore delle espressioni, col colorito fresco e vivace delle imagini, e sopratutto con queir onda di affetti a volta pietosi o terribili, ma sempre sublimi, che sono il più certo indizio d'un alto convincimento e d'una ispirazione sincera e perenne. L'ardore della lotta che sostiene contro i pregiudizi del secolo, e la gioia della libertà conquistata a prezzo di audacissime meditazioni, dà assai volte ai versi di Lucrezio un' energia tanto semplice e sicura, quale 11011 siamo soliti incontrare se non ne' canti de' vati primitivi. E valga il vero, quando mai fu salutata con più splendidi versi la benefica virtù dell'amore
(1) Qui gcnus humanum ingenio superavit et omnis Restine it stellas, exortus ut aetherius sol.
(III. 1041 — 2).
(2) II, I8O-1.
(3) Tacito e Lucano. Quegli nelle Istorie (1. 5) dove parlando delle guerre di successione che insanguinarono l'impero dopo Nerone, disse: «Nec enim uuquani alrocioribus populi romani cladious magisve justis indiciis adprohatum est, non esse curae diis securitatem nostrarn , esse ultionem » e questi sciamando nella Farsaglia (IV. SO1?).
Felix Roma quidem civesque habitura beatos, Si libertatis supens tam cura placeret, Quam vindicla placet ....
(4) Per questo Cicerone scriveva al fratello (ad Q. fr. II. 11. a. 700) : « Lucretii poemala ut scribis ita sunt: mullis Iuminibus ingenii, non inullae tainen artis». E Quintiliano (Ist. Or. X. 1. 87) to giudicava difficile, e degno d'essere Ietto, sed non ut phrasin id est corpus eloquentiae, fneiat