capitolo iii. — seconda ETÀ'. Ili
somiglianza della quale pareva fatta. E difatti mentre Ennio col raddoppiamento delle consonanti s' era avvisato di chiamare la ortografìa in ajuto delia metrica per ristabilire la incerta quantità di molte sillabe, e porre un ostacolo al progressivo aftievolimento delle vocali interne, ed avea quindi voluto adoperare la scrittura per correggere la pronunzia, Azzio non ebbe verisimilrnente altra mira che di coin ,re quella che a lui pareva una grave lacuna nell'alfabeto. Perocché se colle vocali doppie avesse voluto fornire al latino un mezzo per discernere sicuramente le lunghe d Ile bre e rendere visibile all'occhio, acciocché fosse osservata anche nella pronunzia, la differenza tra queste e quelle, sarebbe stato nella sua riforma più conseguente con se medesimo e collo scopo a cui mirava, e non avrebbe tra le doppie : Sere omesso 1' 00, solo per non averlo trovato nell'osco, che non ha la lettera 0 nel suo
alfabeto. Se gli pareva, per cagion d' esempio, che le Anali lunghe di roga, prode,
manu3 ubi avessero bisogno d'essere indicate con una doppia lettera, e scritte ROGA A, 'ROBEE, MANVV, YBEI, non poteva non riconoscere che lo stesso bisogno ci era per le finali di ago, color, ed altre simili, le quali quantunque lunghe di natura, venivano nella pronunzia e nel verso popolare trattate assai volte come brevi.
Giova dunque credere che egli s'accontentasse di fare una distinzione nell'ortografia: novità non grande se la paragoniamo con quelle di Ennio, e l'esito poco felice della quale deve in molta parte essere attribuito a ciò eh' ella contrastava troppo col naturale procedimento della lingua. Introdurre delle vocali doppie nel momento che, per farsi più agile e snella, la lingua latina veniva ogni di più semplificando il suono ed i segni stessi de' suoi dittonghi, non era un partito serio nè d'uomo che avesse capito come e fin dove il moto delle lingue si pc ssa governare Azzio è adunque per questa parte assai minore d'Ennio, e se per alcun tempo il suo consiglio fu seguito, non si può dire che la lingua latina ne ritraesse note ^oie giovamento. Era 1 imitazione d'un uso che s'andava perdendo, se già non si era interamente perduto, presso quel popolo medesimo da cui egli lo tolse a prestito (1).
(1) Alla pagina 27 lio detto già donde Az^iO prendesse l'idea di esprimere col segno raddo piato il suono lungo, e pero quasi doppio, delle vocali
Tamagni. Letteratura Pomana, 17