CAPITOLO III. —- SECONDA ETÀ'.
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dare per maestri a'loro figliuoli. Così Quinto Catulo pagò Lutazio Dafnide 700 mila sesterzi; e talvolta il padrone li affittava ad altri che ne ritraevano, a quanto pare, non piccolo guadagno. E quando si ponevano in vendita gli schiavi di una casa, si aveva cura di indicare sempre particolarmente quel che ciascuno valesse, come grammatico o come letteratore (1). Nulladimeno per quanto si diiTondesse un siffatto insegnamento non lisciva mai dalle nohìli e ricche famiglie, le quali sole potevano comperare a sì alto prezzo l'onore e il vantaggio d'aver nelle loro case ed alle loro mense schiavi e parassiti nati in Grecia o nelle greche colonie. Nessuna bricciola ne scendeva nelle moltitudini, le quali come non avevano i mezzi di procurarselo, così non ne provavano il desiderio. Onde Mario un secolo appresso, paragonando la propria vita con quella de'nobili suoi competitori e nemici, poteva ancora con orgoglio plebeo vantarsi di non aver imparato il greco (2).
La prima, od almeno la più ampia e meglio ordinata scuola publica, pare sia stata aperta sul principio del sesto secolo da Sp. Carvilio, liberto di quel Carvilio Ruga, che pruno diede m Roma il malo esempio di un divorzio nell'anno 520. Questo Canùlio se dobbiamo credere a Plutarco, fu ancora colui che introdusse la lettera G (media gutturale) nell'alfabeto romano (3).
Altri maestri di questo tempo ci sono ricordati dagli scrittori, tra i quali però è raro se tu incontri un nome di cittadino romano. Tutti o quasi venivano da terra straniera, dall'Asia, dalla Grecia, dalla Gallia, dall'Italia; e la massima parte erano figli di liberti, o liberti essi medesimi. Molti aveano cominciato ad insegnare essendo schiavi, e coi guadagni della professione aveano potuto, seguendo l'esempio di Livio Andronico, comperare la libertà. Due cavalieri sono però nominati da Svetonio tra i più antichi e più illustri grammatici: L. Elio Lanuvino e Servio Clodio suo genero (4). E quegli merita davvero il nome e la lode che gli vien data di creatore della grammatica latina, potendo l'opera di lui nel Lazio essere giustamente paragonata con quella di Aristarco, di Zenodoto, e degli altri di quella celebre scuola in Alessandria. Yersatissimo nella filosofia stoica egli scrisse di grammatica seguendo le dottrine di questa setta (che della grammatica si può dire '.nventrice), interpretò ed illustrò i monumenti più importanti della lingua latina: i carmi Salii, le XII tavole ; e trattò ogni sorta di quistioni di lingua, di letteratura e di antichità, tra le quali non vuol essere dimenticata quella intorno alle comedie di Plauto, di cui sole venticinque a lui parevano genuine. Egli fu maestro di Yarrone e di Cicerone, e tanta stima facevano di lui gli uomini più dotti di quel tempo, che il poeta di satire Lucilio e l'annalista Celio Antipatro gli dedicarono i loro scritti (5). Egli fu soprannominato Preconino, dal padre che era stato publico banditore, e Stilone dall'arte sua, la quale era eli scrivere le orazioni per que'nobili cittadini a cui non era dagli
(1) Suct. de ili. gramm. 1, 3 e 4,
(2) Sali. Jug. 88. Ncque lileras graccas didici; parum placebal eas discere; quippe qaae ad virtutem doctoribus mi profuerunt. Si vede clic Mario plebeo non pensava de'' Greci diversamente da Catone-, il quale liei precelli al figliuolo Marco, scriveva: Hoc putti vatem dixisse: quandocumque istu gens suas literas dabit, omnia corrumpet. E il volgare adagio veniva ripetendo di generazione in generazione : Ut quisque optime grucce sciret, ita esse nequissimum.
(5) Vedi sopra la noia quarta a pag. 26. Non so poi vedere con quale fondamento Krauso nell'articolo già mentovalo dell'enciclopedia di Pauly opini che Carvilio fosse il primo maestre clic ricevesse uno stipendio dalla Republica.
(';) Instruxerunt auxeruntque ab ovini parta grammalicam L. Jellus Lanuvinus generque Aelii, Ser. Clodius, uterque eques romanus, mullique ac varii et in doctrim et in republica usus.
(li) Cicerone nel cap. 56 del Dritto così ce lo descrive: « Fait is omnino vir egregins et eques Romanus cum primis honestus, idemqne eruditissimus et graecis literis et latinis, antiquitatìsque nostrue et in inventis rebus et in aciis scriptorumque veterani lilerale perii us». Era un filologo nella più larga e più piena accettazione della parola.
Tamagni. Letteratura Romana. 12