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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   LIBRO I'RIMO.
   gnarla (1). « Grammatica Romac ne in usti quìdem olim, nedum in honore ulto erat, rudi scilicet ac bellicosa etiam tum clvitate, nccdum magnopere libera-libus disciplinis vacantc. Inìtium quoque cjus mediocre cxtitlt, si quidem anti-quissimi doctorwn, qui vulem poetae et scmigraeci crani (Livium et Ennìum dico, quos utraque lingua domi forlsque docutsse adnotatum est) nihil amplius quam Graecos intcrprctabantur, aut sì quid ipsi Ialine composiiissentpraclegebani». Le prime opere adunque colle quali cominciò l'educazione letteraria della gioventù romana furono i poemi greci e le scritture latine (originali o tradotte dal greco) di que' due poeti, che loro venivano lette ed interpretate. Una di queste opere fu l'Odissea latina di Livio Andronico; la quale traduzione durava ancora nelle scuole Come libro di lettura e di studio ai tempi di Orazio.
   .....carmina Livi
   .....memini quae plagosum milù parvo
   Orbilium dietare (2).
   Ma come si rileva ancora dalle ciliare parole di Svetonio, più in là della lettura e della imitazione degli autori greci essi non andarono, nè vero insegnamento grammaticale vi fu in Roma innanzi che Cratete di Mallo, coetaneo di Aristarco, vi recasse la grammatica. Perocché i libri Delle lettere, e delle sillabe, e dei metri, che taluno volle attribuire al poeta Ennio, non sono di lui ma d'un altro Ennio, che assai più tardi compose anche de' volumi intorno alla disciplina degli augurii. Or bene Cratete di Mallo mandato dal re Attalo ambasciatore al Senato tra la seconda e la terza guerra punica, poco dopo la morte di Ennio (3), vi ebbe dai maggiori personaggi della città onorevolissima accoglienza, e mentre un giorno passeggiava sul Palatino essendogli scivolato un piede nel buco di una cloaca, nel cavarlo si ruppe la gamba, e costretto dalla malattia a rimanere a Roma più lungamente che non avesse divisato, per aderire al desiderio dei nuovi amici ed ammiratori, diede publiche lezioni e dissertò assiduamente di grammatica, dando con ciò ai Romani un esempio che essi non tardarono ad imitare (4). E lo imitarono in due maniere: primamente cavando dall'obblio poesie fin allora poco divulgate, o d'amici defunti o d'altri, che rivedevano e commentavano; come fece C.Ottavio Lampadione della Guerra punica di Nevio, che scritta dapprima in un solo volume e tutta di seguito egli distribuì in sette libri, come più tardi Q. Varguntejo degli Annali di Ennio, che in certi giorni leggeva e spiegava davanti a numeroso uditorio, come, per non dir di tutti, Lelio Archelao e Yezzio Filocomo fecero delle satire di Lucilio, le quali in crocchi di dotti amici venivansi da loro leggendo ed illustrando. In secondo luogo coltivando propriamente lo studio della grammatica: l'amor della quale venne crescendo così che i più chiari cittadini non isdegnassero di occuparsene e fin anche di scriverne, e che in certi tempi (nel sesto secolo) più che venti scuole se ne aprissero tutte frequentatissime ; alle quali bisognava poi aggiungere l'istruzione delle famiglie, le quali, se Svetonio ne dice il vero, pagavano a caro prezzo gli schiavi cui volevano
   (1) II primo fu assai probabilmente maestro di casa di Livio Salinatore, l'altro di Fulvio Nobi-liore (a cui Catone fece rimprovero d' averlo portato seco al campo), e visse in intima famigliarità con Lelio, Scipione e tutta la buona aristocrazia di quel tempo, della quale fu il maestro ed il poeta.
   (2) Ep. II. 1. 09.
   (3) Naudet sbaglia certamente ponendo la venuta di Cratete nel S99, mentre Ennio moriva nel ì>85. (Mcmoires de l'Acadcmie des Inscr. et belles Iettres. Tom. IX. 1831.)
   (h) La narrazione di Svetonio suona così: « Primus igitur, quantum opinamur, studinm gram-maticae in urbeni intubi Crales Malloies, Aristarchi acquali», qui missus ad Senalum ab Attalo rege inter secundum ac tertium Punicum bollimi sub ipsam Ennii mortem, cum regione Palatii prolapsus in cloacae foramen crus fregissct, per onino legationis simul et valetudini» tempus plurimas acroasis subiudc fccil assidueque disseruit, ac nostris exeinplo fuìl ad imitauduni ».