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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO III. —- SECONDA ETÀ'.
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   ch'essi avrebbero potuto cavare dalla cognizione della letteratura greca andasse perduta, e ne ritraessero invece molti danni, che con una condotta più avvisata c prudente sarebbonsi l'orse potuti evitare. «Non vedendo il legame che vi ha fra le « dottrine [delle scuole e le azioni degb uomini in quelle educati ; considerando le «lettere come un semplice passatempo; confondendo la forma con la sostanza o piut-« tosto persuadendosi che non vi sia nella letteratura sostanza alcuna potente ad « esercitare una qualche efficacia sulle cose publiche, ricevettero indistintamente «le poesie di Omero o quelle di Saifo, la filosofìa di Platone o quella di Epicuro. « Catone ed alcuni altri si accorsero dell' errore e dei mali che ne potevano provenire, «sbandirono i maestri, e cercarono d'impedire la coltura letteraria quand' essa era « divenuta una vera necessità. Avrebbero invece dovuto dirigere con buone leggi «l'educazione e l'istruzione de'giovani, affinchè la coltura de'singoli cittadini non « divenisse nociva allo stato. Per mancanza di questo publico ordinamento ciascuno « abbracciò quella filosofia e quelle opinioni che per caso gli erano insegnate dal suo «maestro: eie lettere dalle quali può venire cosi gran giovamento diventarono in-«vece sorgente di gravissimo danno». Così mi parlava or son oramai cinque lustri Francesco Ambrosoli, nel quale l'amore delle lettere ed il senso del bello erano cosi fortemente congiunti coli' amore e col sentimento del bene, che non sapeva perdonare a chi delle lettere si fosse comunque fatto stromento di danno e di corruttela. Meglio la rozzezza colle antiche virtù, cosi egli pensava, che 1' eleganza e la civiltà coi nuovi e sordidissimi vizii. E se quel publico ordinamento di scuole di cui egli parla con tanto senno ed amore fosse stato possibile, se Catone e gli altri avessero creduto che le lettere e la filosofia potevano divenire il principio e la base di una nuova educazione più larga e più ragionevole dell'antica, che in gran parte si fondava sopra istituti, massimo ed esempi che più non si potevano imitare o seguire, se, per ripetere una cosa già detta, i Romani avessero avuto la chiara coscienza di ciò che accadeva in loro ed a loro dattorno, e fosse stato in loro podestà di mutare cosi prontamente natura e modi di governo, si avrebbe ragione di accusarli di una tanta colpa, come quella d'aver respinto da sè, conoscendolo, un mezzo così comodo di divenire colti e civili e di preservarsi insieme dai pericoli della corruzione. Ma ciò non videro, e dalle cose già dette si rende manifesto, come, almeno da principio, noi potessero vedere : onde la coltura greca caldamente ricercata dagli uni per quell' amore che sempre destano di sè le cose nuove, da altri per vero desiderio di sapere, e dai conservatori delle patrie usanze sempre meno fortunatamente combattuta, finì per vincere la prova di tutti gli ostacoli che le si opponevano, lasciando i Romani, a cui faceva dono di una lingua e di una letteratura, che senza di lei non avrebbero ottenuto, di tanto inferiori agli avi nelle virtù che fanno e conservano i popoli, di quanto li superavano in quelle altre qualità, che, pur tra molti viz.i, rendono bella ed invidiata la condizione dei popoli civili. E questo era tutto ciò che un popolo vinto, già corrotto esso medesimo, poteva dare al popolo vincitore ; il quale in que'poeti, in que'grammatici, retori e filosofi che accoglieva nelle sue case come maestri non poteva non veder sempre e solamente degli stranieri, capaci di ornare altrui la mente di belle ed anche di nobili cognizioni, non l'animo di forti e cittadine virtù. Le quali durarono ancora lunghi anni, e diedero tratto tratto nobili esempi di sè in quelle famiglie romane che più gelosamente seppero serbarsi fedeli al costume de' maggiori, e in questo solo venivano di volta in volta educando i proprii ligliuol (1). Vogliamo aggiungere per ultimo clic ad imaginare e comporre colle dottrine greche, che essi venivano imparando, una teorica od un sistema di publica educazione, quale si potrebbe pensare oggi per fare me diante la scuola b
   elli uomini non solo istruiti, ma virtuosi, s'oppose per lungo tempo l'ingegno de'Romani ab-borrente dalle speculazioni e da ogni maniera di disegni preconcepiti. 11 solo libro che contenga un compiuto sistema di educazione, è l'Istituzione Oratoria di Quintiliano, che fu scritta a tempi dell'impero; e non ci sarà difficile vederne a suo luogo le cagioni.
   (1) Vedi sopra la prima nota della pagina 82.