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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   LIBRO I'RIMO.
   ed istruzione della gioventù nulla provvedevano. Dove si vede che quel grande isto-rico, il quale pure conobbe ed interpretò cosi bene lo spirito ed i più segreti congegni della costituzione romana, in questo solo si ricordò troppo d' essere greco, perchè richiese dalle leggi romane ciò che era contrario all'indole nazionale, ed a quelle massime sulle quali, come sopra solidissimo fondamento, si era retto fin a quei giorni tutto l'edifizio della republica. Difatti, sebbene ci manchino nel testo le ragioni di quel fatto che Cicerone adduce come un nuovo esempio della saggezza dei suoi concittadini, da essere posto a confronto colla leggerezza e vanità greca, chi conosce come fosse ordinata la società romana non tarderà a comprendere che scuole stabilite e pagate dallo stato dovevano parere una istituzione, non che inutile ai lini che lo stato voleva conseguire, offensiva della privata libertà e dei più sacri diritti delle famiglie. E veramente ciò che la republica chiedeva alle nascenti generazioni era che osservassero fedelmente le massime de' maggiori, che fossero come quelli amanti della virtù, delle leggi patrie rispettosi, forti di braccio e di mente per dilatare col-l'armi le conquiste degli avi e reggerle col consiglio, devoti in ogni cosa alla patria, che sola avea diritto ai loro affetti, e per la quale doveva parer loro lievissimo il sa-grificio anche della vita. Per aver di siffatti uomini che fossero valorosi in guerra, ed accorti a condurre a buon fine anche colle arti della pace i negozii della republica, Roma non aveva bisogno di publiche scuole ; cliè una siffatta istruzione ì bambini cominciavano a succhiarla col latte della madre (1), e la venivano ogni giorno apprendendo sotto l'impero e negli esempii dei padri (2). La famiglia coni' era la base politica e
   (1) La parte della donna nell'istruzione e nell'educazione romana, e l'autorità delle madri che durava su figli già adulti, oltre di essere attestate dalle espresse notizie degli scrittori, vivono e si rivelano cogli effetti loro in tutta la storia sì letteraria, sì civile di Roma. Rispetto alla lingua intanto Cicerone scrisse nel terzo libro del dialogo dell'Oratóre (12,W che le donne meglio ne conservano l'incorrotta antichità perchè: multorum sermonis expertes ea tenent semper, quae prima (lidicerunt; c fa dire a Crasso, che udendo sua suocera Lelia gli pareva che parlassero per di lei bocca Plauto e Nevio. Lette p<«i le lettere di Cornelia, la madre de'Gracchi, confessava essere manifesto che que'due illustri figl chiari non meno per le opere compiute in prò della causa popolare che per la eloquenza, erano stati educaf non tam in gremio quam in sermone matris. Quanto al rispetto e quasi alla venerazione ond' erano circondate valga per tutte l'esempio di Cornelia e di Veturia, la madre di Coriolano.
   Di questa prima istituzione delle madri, e dei fini santissimi che con essa si volevano conseguire, ci fa un ritratio tanto fedele quanto commovente Messala nel ventottesimo capitolo del Dialogo «Degli Oratori », il quale non a torto vedeva nelle contrarie e pervertite usanze de'suoi tempi la cagion prima anche del pervertimento delle lettere. E in quella pagina subbine così vivamente descritta la scuola domestica de'buoni tempi di Roma, che non posso restarmi dal riferirla: «iam priinum suus cuique filius, ex casta parente natus, non in cella emptae nutricis sed gremio ac sinu inatris educabatur, cuius praecipua laus erat tueri domum et inservire liberis. eligebatur aulem maior aliqua natu propinqua, cuius proDatis spectatisque moribus omnis eiusdem familiae suboles committeretur ; coram qua ncque dicere fas erat quod turpe dictu, neque facere quod inhoneslum factu videretur. ac non studia modo curasque, sed remissiones etiam lususque puerorum sanclitate quadam ac verecundia temperabat* sic Corneliam Gracchorum, sic Aurei iam Caesaris, sic Atiam Augusti matrein praefuisse educationibus ac produxisse principes liberos accepinius. quae disciplina ac severitas co pertinebat, ut sincera et integra et nullis pravitatibus detorta unius cuiusque natura toto statim pectore arriperet artes honestas, et sive ad rem inilitarein sive ad iuris scientiam sive ad eloquenliae studiurn inclinasse!, id solum ageret, id universum hauriret, « Mal di queste madri non mancavano ?li esempi anche all'età di Tacito, il quale anzi ce ne ricorda uno bellissimo nella madre di Agricola « mater Iulia Procilla fuit, rarae castitatis; in huius sinu indulgentiaque educatus per oinnem honestarum arlium cultum pueritiain adulescentiamque transegit».
   (2) I giovanetti di queste grandi famiglie si educavano sotto il tetlo paterno anche solamente udendo narrare le gesta guerresche de' padri, dcJ fratelli, de' parenti, o le cause che ogni giorno venivano discusso nel foro e nei senato. E qui cade in acconcio di riferire il luogo classico di Plinio