CAPITOLO III. —- SECONDA ETÀ'. 81
moltissimo al maestro, ma senza che perù questa somiglianza cancellasse pur uno dei tratti essenziali del suo carattere. Il quale potè bene mutarsi in parte colla civiltà e coi tempi diversi, ma non cessare di essere mai sostanzialmente romano.
E questa scuola come fu fatta, come da essa uscirono un dopo l'altro i diversi generi di poesia e d' eloquenza romana ?
Tale è il quesito che deve sciogliere chi da senno imprende a scrivere la storia dello lettere latino. Da questo punto devono partire le indagini ; a questa domanda devon rispondere le onorate fatiche degli eruditi. Ogni ricerca che sia fatta con altri intendimenti cade nel vuoto o si perde nel bujo di tenebre impenetrabili. Prima dell'età aurea degli Scipioni, dei Lelii, dei Rutilii, bruttata appena dall'immeritato eccidio dei (tracchi, altri cerca indarno i principii di una letteratura ; in quella vedrà invece, chi la guardi con occhio attento, la lingua ricomporsi e prendere certa forma e misura con Ennio, il poeta per vetustà venerando, vedrà cominciare l'eloquenza con Catone e coi Gracchi, e dopo gli annali poetici di Nevio e di Ennio , spuntare il racconto in prosa nelle cronache di Fabio Pittore, di Ciucio Alimento, e va dicendo. Delle quali cronache appunto le due prime, non so se per difetto della lingua o per comodo degli autori, furono scritte in greco ; e fu ancora Catone il primo che col libro delle Origini scrivesse la storia di Roma in latino.
Rispetto al quesito delle origini ci resta ora da vedere parte per parte come colla curiosità del sapere da un canto e coll'amore degli spettacoli dall'altro si venisse a poco a poco spargendo ed aumentando la coltura nelle varie classi della cittadinanza, come mercè degli scrittori e massime de' poeti si migliorasse la lingua, e spuntassero e fiorissero un appresso dell'altro i rami diversi della letteratura. Principio e fondamento le scuole, stimolo 1' amore de' geniali spettacoli, massime nella classe de' maggiorenti, e il desiderio di farsi colla dottrina e coll'arte più esperti a trattare la cosa privata e publica, la letteratura romana nata per soddisfare ai due maggiori bisogni di un popolo civile, che sono: sapere e divertirsi, ci si svolge dinnanzi con tale forza e prestezza che ricorda la celerità ed il vigore dei duci e magistrati di quel gran secolo nel vincere e nel conservare i frutti delle sudate vittorie.
§ 11. — Eelle scuole.
Le scuole in questo periodo e molti anni ancora dopo caduta la republica furono tutte private, non parendo ai Romani, secondo la chiara testimonianza di Cicerone, che la istruzione dei fanciulli dovesse essere o stabilita per leggi, o data a pubbliche spese, od uguale per tutti (De rep. IV. 3). Principio disciplinam puerilem ingenuis, de qua Oraeci multum frustra laborarunt et in qua una Polybius noster Tiospes nostrorum institutorum negligentiam accusai, nullam certam aut destinatam legibus aut publice expositam, aut unam omnium esse voluerunt (1). E nessuno ne mosse mai lamento se ne togli adunque Polibio, il quale mentre colmò di lodi tutte le romane istituzioni, in questo solo le notò di negligenza, che per la educazione
(1) Dicendo che l'istruzione non doveva essere unica nè uniforme Cicerone si ricordava certamente della contraria sentenza di Aristotile, che qui mi piace di riferire, acciocché si veda da che diverso punto di vista il greco ed il romano considerassero la medesima questione, e quanto della diversità dei pareri fosse cagione la diversità della stirpe e della patria. Così dunque Aristotile scrive nell'ottavo de' politici, capo I: EttsÌ S iv to ts'ao? t77 tto'Xsi 7tgc<7/), y/.vspòv) oti x.a.1 tv; > tt&.iSsixv [ji.ia.-j v.ai t77v aurvjv ccvay/atov eivai 7tizvtmv y.kÌ tc.vtyi? tjjv 'stzip.i'kzia.v stvxt zoiv/jv y.ocì pivi zar' oìiy.v, óv rpoirov vvv szko-to? ìtvlp.z\slxcf.i tc.Iv ccvtov tsxvmv, ìsioc ti vm ^z.S-zjtiv t'Si'av, vjv av joi;v;J §i$tx<7v.a>v. Azi Si rwv x.oivwv y.oivrv ttoieìaSai y.ccì Tvìv aaftl'sv. 'Afta ovve Wp~r\ vo//,i£eiv ccvtov aOToC tiva sìvai tmv 7to1cto~>v , dXkv. savia? tv;? ttÓIsmì' piòpiov U Izsco-to? tv)? ttoXscoS. E quest'ultima era pure un'idea romana, che Cicerone esprime in termini e'oquentissimi; ma come nell'applicarla alle scuole è costretto dall'indole e dal diverso costume del suo paese a venire a lut-t'altra conclusione 1 La logica ne soffre un poco, ina la storia e la polìtica gli danno ragione.
Tamagni. Letteratura Romana, 11