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LIBRO I'RIMO.
Per le cose fin qui dette ci deve ora tornar facile l'intendere come questa educazione dei Romani dovesse durare sì lungo tempo ; e passassero quasi due secoli prima che eglino acquistassero il linguaggio e l'arte da poter rivaleggiare coi Greci; tanti quanti se ne contano da Livio Andronico a Virgilio, e da Catone il vecchio a Cicerone. E vaglia il vero, questo tempo ci parrà ancora breve se pensiamo che oltre alla difficoltà di fare del dialetto romano una lingua letteraria che contendesse colla greca , gli scrittori e tutti in genere i fautori della nuova letteratura doveano vincere da un canto i pregiudizii e le paure de' vecchi conservatori, che in ogni cosa venisse dalla Grecia vedevano una sorgente di corruzione, e dall'altro eccitare la curiosità del publico intorno ad un genere di studii che esso non poteva d'un tratto amare e stimare, non conoscendoli. La lotta fu dunque lunga e faticosa, giacché un popolo non muta facilmente idee, studii e costumi ; ma, giova dirlo, fu per ciò stesso oltremodo benefica ; perocché da questo conflitto di forze, da questa resistenza che la vecchia Roma opponeva ad ogni passo che la coltura greca venisse facendo, la letteratura romana trasse appunto quel solo carattere d'originalità che le poteva rimanere dopo tanto e sì lungo studio di imitazione. In questa lotta dove combattevano da una parte 1' amor d' un passato gloriosissimo, e che si temeva di veder perduto, dall' altro il sentimento de' tempi nuovi, i Romani acquistarono coscienza di ciò che dovevano gelosamente conservare anche nelle lettere, se non volevano farle ministre di corruzione e divenire servili imitatori de' loro maestri e di ciò che doveano mutare per emularli degnamente. E la storia c'insegna come quella lotta tra il vecchio ed il nuovo non fosse combattuta solo liei campo delle lettere, ma agitasse in quei secoli fortunosi tutti gli ordini della republica, per finire in modo che gli anni più belli della letteratura fossero appunto gli ultimi della libertà e i primi dell'impero.
Lo spirito dell'antica Roma moriva nel costume e negli ordini politici por mandare una più viva luce nelle opere dei grandi scrittori. E in esse vive davvero, e forma il pregio maggiore e la vera originalità di questa letteratura, la quale perciò solo pare in certi rispetti quasi maggiore della greca, e ci nudrisce più fortemente l'intelletto come ci eleva più alto l'animo, perchè tutto vi è trasfuso l'amor patrio e il grande orgoglio cittadino de' Romani. Qui le lusinghe della corrompitrice arte greca si spuntano, e gli scrittori l'adoperano non più che come un mezzo per esprimere idee e sentimenti che ai Greci da lunga pezza erano ignoti. E giova dire che così forti, còsi vivaci e profondi, que' sentimenti noi non li troviamo pur nelle scritture de' più bei tempi della libertà greca. I Greci ebbero troppe patrie per amarne fortemente una sola, e furono troppo divisi d'indole, di costumi, di suolo e fino di lingua, troppo tra loro stessi nemici, perchè potessero amare tenacemente quella che solo di nome era la loro patria. Essi fecero un poco come noi nell'età di mezzo; e cosa che ad un Romano sarebbe sembrata impossibile, soldati e scrittori della Grecia ancora libera pugnarono per principi barbari e ne narrarono le gesta. Ma il vero è che per sentire grandemente l'amor di patria, come i Romani, bisogna che la tua patria sia stata come l'antica Roma, vincitrice di molte battaglie, potente e temuta dominatrice di popoli. L'amor patrio cresce coll'orgoglio d'essere cittadino d'uno stato potente, o di una gran nazione. E questo mancò troppo presto ai Greci, che, come popolo, seppero essere grandi una volta sola, quando dalle mura di Atene respinsero la doppia invasione persiana. Ed anche quella fn più gloria di alcune città che di tutta la nazione. In Roma, per lo contrario, tutte le istituzioni ajutavano ad educare nel cittadino e a mantenergli vivo fino all' ultimo momento nell' animo questo sentimento. E noi possiamo oggi ancora comprendere quanta dovesse essere la superba gioja di que' cavalieri e senatori, che in terra straniera potevano rendersi temuti ai re ed ai principi, dicendo : siam cittadini romani.
Ora non è difficile dire qual parte ebbero i Greci nella formazione delle lettere latine, e che cosa fosse quella che noi siam usi chiamare imitazione della letteratura greca.
Essa fu nuli' altro che educazione. Certo il discepolo uscì dalla scuola somigliando