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LITÌHO PRIMO.
liare, cosa non facile, il metro originale colla pronunzia e cui metro popolare latino. Latino, ma non Romano, è Nevio, soldato nella prima guerra punica, poi autore di commedie, che gli costarono l'esilio e la morte, e di un poema nazionale in versi saturnii su quella guerra stessa di cui fu parte. Così un umbro latinizzato è Plauto, istrione e nmgnajo, almeno secondo la leggenda, autore poi del teatro più popolare che abbia la letteratura latina. Calabrese è E nnio, il primo autor vero della poesia e della lingua classica latina ; africano e liberto Terenzio, il famigliare di Lelio, di Scipione, e degli altri più eletti ingegni di quel tempo; che primo fere parlare V attica Talia nella lingua della buona società romana. In questa plejade ai scrittori, che furono i veri fondatori della letteratura latina, non un nome romano. Ed era naturale che così fosse, quando i Romani cominciavano appena ad essere scolari; come era naturale che l'amore delle feste e de'divertimenti facesse principiar la letteratura da quel genere di poesia che il Grecia fu l'ultimo, voglio dire dalla tragedia e dalla commedia. Ma ciò non basta ancora: perchè nelle scritture di quel tempo noi vediamo prodursi stranamente e star insieme generi disparatissimi: quali sono l'epopea, il drarua e la satira ; e vediamo taluni scrittori, come per esEnnio ed Azzio, essere nello stesso tempo poeti, critici e grammatici. Anzi (notò bene Madvig) gli studii critici nacquero quasi ad un parto in Roma coi componimenti poetici; e la prima poesia fu nella materia come nella forma opera di studio e di riflessione assai più che d'ispirazione. Si componeva e si dettavano nello stesso tempo i precetti del comporre, e i giudizii di quelli che prima o insieme già avessero composto. Così nacquero, per es. i didascalici di Azzio, che fu pure 11011 oscuro autor di tragedie. Queste sono le naturali conseguenze del modo onde nacque la letteratura latina, ed eziandio della condizione e dell'indole delle lettere greche quando furono recate in Roma. La letteratura greca era allora quasi tutta erudita e critica, ret-torica 9 grammaticale : l'èra dei grandi artisti, filosofi ed oratori si era chiusa con Demostene, con Menaiulro, con Aristotile i quali di poco avevano sopravissuto alla perdita della libertà greca, od avevano scritto nei primi anni della signoria macedonica ; ad Atene erano già succedute 0 stavano per succedere Pergamo ed Alessandria. Naturale che la critica e 1' erudizione venissero in Roma coi Greci che le professavano, e che per insegnare ai Romani il latino mediante il greco dovesse fin da principio diffondersi e prendervi credito lo studio della grammatica, La quale era tanto più a loro utile, per non dire necessaria, perchè, come ebbi già a notare, per rendere possibile una letteratura dovettero gli scrittori innanzi tutto pensare a stabilire una lingua. Mi piace dunque ripeterlo, perchè è la più chiara e più viva espressione della verità : la letteratura romana è nata colla scuola, è nata coll'in-segnamento e collo studio della grammatica e degli autori greci, a cui tennero dietro più tardi la grammatica e gli autori latini. Per questo ancora ai tempi suoi Quintiliano voleva che la scuola cominciasse dalle lettere greche, unde, die'egli, et no-strae fluxerunt. E finché i Romani ebbero bisogno di maestri, la scuola rimase unicamente greca. Greci i filosofi, i retori e i grammatici almeno fino all'età di Cicerone e d'Orazio. E se dallo studio e dai libri passiamo ai ludi scenici, noi vediamo la nostra commedia dell' arte cedere il passo alla commedia greca , e la tragedia nascere come pianta esotica in 1111 terreno dove non aveva, nè potè mai gettare profonde radici. Dalla licenza fescennina e dalle prime satire dramatiché, così come dalle atellane i padri nostri non poterono allora cavare un teatro romano (1), più di quello che dai misteri e dalle maschere abbiam saputo noi cavare un teatro veramente italiano. Ai Romani fu in gran parte impedito appunto dalla importazione del drama greco, a noi dalla cognizione delle commedie di Plauto e Terenz
io, clic ci demmo
subito ad imitare.
Non che Roma non abbia avuto un teatro popolare, giacché oltre le atellane e i mimi, che col tempo divennero opere d'arte, ebbe di fronte alla palliata, 0 greca,
(1) Vedi il § 12.