CAPITOLO III. —- SECONDA ETÀ'.
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egli solo aveva cantato le alte imprese degli antichi Romani.
Ilio vuslrum yanxii maxima facta patrum.
E da Ennio a Virgilio ed Orazio, cioè alla perfetta lingua e poesìa romana, ci è ancora un lungo cammino, tanto lungo che Orazio illuso dalla distanza per poco non mette in un fascio i versi del poeta calabrese con tutti gli altri
----quos Libitina sacravit.
Che resta adunque della grande imaginazione di Niehulir sopra la quale altri si è dilettato di formare un poema1? Alcuni pochi e poveri embrioni di una letteratura, se così posso dire, pontificale e patrizia, i quali non vissero più a lungo che la dominazione stessa di quella classe nel solo interesse della quale erano stat: prodotti. Le nenie funebri e i carmi convivali sono per i patrizii nell' ordine politico quello che per i patrizi stessi nell'ordine religioso erano i carmi saliari; con questi invocavano la potenza dei Numi, con quelli celebravano la potenza e le glorie della famiglia. E non altro che sacre canzoni dovettero essere gli inni patrii menzionati da Dionigi e da Plutarco; canzoni che come il carme saliare ed il carme de'fratelli Arvali dovevano essere redatte con parole e forinole solenni ed immutabili. Nè molto diverse tra loro sono le formole onde sono espresse le lodi de'varìi Scipioni sul coperchio delle loro tombe: e non altrimenti poteva essere presso quel popolo che alla precisione ed immutabilità delle forme doveva tanta parte della sua potenza e della sua fortuna. Nella poesia di que'tempi, se pur piace di così chiamarla, noi troviamo adunque da un canto la chiesa, dall'altro le famiglie nobili o lo stato, il popolo non mai. Quando questo viene, perchè il patriziato è morto, comincia davvero la poesia e la letteratura, ma troppo tardi per essere prettamente romana; perchè col popolo romano vincitore di Corinto sono già venute insieme la poesia e l'arte greca.
In questi canti adunque noi non possiamo trovare i germi dell'epica romana; potremmo tutt'al più considerarli come un tentativo di poesia lirica, il quale, non che aver seguito, lasciò appena una fuggevole traccia di sè nella memoria di que'tempi. Il solo Saturi!' • varcò le soglie dei secolo sesto, ma per cedere prestamente il posto, almeno nella letteratura illustre, all' esametro ed agli altri versi greci.
Ma qui sorge un' altra quistione.
Se Roma non ebbe, come la Grecia, la sua epopea popolare, o se almeno questi canti non bastano per farci credere che 1' abbia avuta, donde il colore poetico dei primi libri delle storie di Livio, donde la materia stessa dei poemi d'Ennio e di Virgilio1? Una tradizione epica ci dovette pur essere in Roma, se que'due poemi furono scritti, e se nel mito ne mostrano tanta somiglianza non solo tra loro, ma cogli altri poeti, e cogli stessi scrittori di storia e d'antichità1? La quistione è troppo ampia per poter essere qui trattata pienamente: credo però che la migliore maniera di scioglierla sia stata ancora additata da Corssen, quando disse che il carattere della primitiva storia romana, come ci appare in Livio, non è altrimenti poetico ma religioso; come religiosa e sacerdotale è la leggenda di cui sono orditi i poemi epici romani da Nevio ad Ennio e Virgilio. Nella quale leggenda ed in tutta la mitologia romana noi dobbiamo, con un diligente esame d'ogni singola parte, distinguere chiaramente il racconto favoloso dall'istituzione, dal rito, dal luogo, dall'avvenimento al quale si connette e dal quale derrva. Così le favole di Ercole e di Evandro si connettono col culto di Giove Inventore, della Dea Bona, dell'Ara maxima; col ministero dei Potizii e dei Pinarii, e colle feste della Dea Carmenta e di Saturno. I nomi soli di Ercole e d'Evandro sono greci. Così le favole di Enea si congiungono coi riti di Giove Numicio, di Anna Perenna, di Giuturna, dei Penati, degli Dei indigeti, delle Vestali: e per esser brevi, il racconto dell'infanzia e dell'adolescenza di Romolo e di Remo si riferisce al primo stabilirsi dei Pastori sul Palatino e sull'Aventino, e la materia del racconto è tolta dalle cerimonie e dai canti sacri che ogni