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LIBRO I'RIMO.
come quella che i generali trionfanti le recavano dalla vinta Grecia. Pertanto il problema, che ci tocca risolvere innanzi d'entrare in materia, è questo: se dicendo che i Romani imitarono i Greci, s'intende affermare che essi non possedessero almeno i germi, gli elementi, che si dicono, d'una letteratura nazionale, oppure che questi germi siano stati dalla imitazione repressi e spenti, anziché fecondati e condotti a piena maturanza.
La soluzione del quesito, cosi com' è posto (e non ci è modo di porlo diversamente), non è facile, perocché quando uno ti chiede se i Romani, avanti di conoscere i Greci, possedessero i principii di una propria letteratura (e que' principii ci bisognerebbe cercarli nelle scritture e nella lingua che già si soli viste), la risposta ti muore sulle labbra, tanti sono i ma ed i se di cui la devi premunire, tante le nuove e più sottili interrogazioni, che pullulano da quella prima domanda, la quale sembrava pur così semplice e chiara. Ed in primo luogo: quand'è che i Romani cominciarono a conoscere i Greci e l'arte greca1? Non certamente così tardi come parrebbe dalle testimonianze di Licino e di Orazio, nè solo dopo la distruzione di Cartagine e di Corinto, che anzi l'introduzione della coltura greca in Roma risale per lo meno a Tarquinio Prisco, quando al dire di Cicerone « ìnfluxit non tennis quidam e Graecia rivulus in liane urbem, sed abundantissimus amnis illarum disciplinarum atquc artium » (1),,
E davvero la cognizione della lingua, delle arti e delle greche .stituzioni è nell'Italia ed in Roma antica tanto da congiungersi (lapertutto colle prime origini della nostra storia. Cosi per tacere di Evandro che cf Arcadia portò nel Lazio 1' alfabeto e la scrittura (2), di Numa che fu favoleggiato discepolo di Pitagora, e di tutta la leggenda che diversamente s'intreccia alla fondazione di Roma;-—leggenda che potè fors' anco essere una tarda adulazione dei Greci vinti ai Romani vincitori — gli è certo, come nota benissimo Teufì'el, che noi troviamo l'imitazione greca nella costituzione di Servio Tullio, come di greca origine sono i ludi Romani, e greco il culto dei libri sibillini (3). Lo stesso ci dicono i moltissimi vocaboli greci latinizzati fin dal tempo dei Re (4); nomi di città, di popoli, di monete, di divinità che compaiono nei più antichi monumenti della lìngua latina, taluni dei quali anche storpiati al modo che il volgo fa delle parole forestiere, come. Catamitus -Va.vvu.'/iò^-, Proserpina — TT^Jcpwy^ e peggio Melo — Nilo, Alumenio — Laomedon, se pur questi ultimi non sono meri errori di scrittura. Ciò prova quanto vivo fosse già fin d'allora e continuo lo scambio d'idee e di cose tra Roma e le colonie, che avevano ellenizzata buona parte della media e tutta l'ultima Italia.
E se veniamo avanti colla storia vediamo nel quarto secolo la legislazione romana migliorarsi colle leggi di Solone, e sorgere nel Foro romano una sede apposita per i Greci, la Graecoslasis. Colla conquista della Campania, all'incominciar del quinto secolo, questa influenza venne sempre più crescendo e dilatandosi, onde vediamo m-portarsi in Roma gli usi affatto ellenici di giacere a mensa, di erigere monumenti e porre iscrizioni sepolcrali ai defunti, e incontriamo cittadini romani denominati con vocaboli greci, di cui quelli stessi che ii portano non sentono forse più l'origine forestiera, quali: Philippus, Philo, Sopiius, Agelastus. Certo è che i navigatori ed i mercanti romani dovettero assai di buon' ora conoscere e parlare : greco, come in pu-bliche missioni lo parlarono più tardi oratori e magistrati; ed è certo eziandio che la moltitudine ogni dì crescente degli schiavi e delli affrancati che affluiva in Roma, dovette rendere comune l'uso del greco anche al popolino della grande città (5).
(1) De Rcp., II. 19. 34.
(2) Nel capilolo precedente s' è visto che i Ialini presero l'alfabeto dai Dori di Cuma.
(3) Vedi anche Max. Miiller, Foriesungen iiber die TFissenschaft der Sprache, pag. 86-93. Ci l o la traduzione di Botlger.
(4-) Vedi sopra a pag. 56.
(* Che al popolino non fosse ignoto il greco si raccoglie dal tealro di Plauto, dove non solo sono frequenti le voci greche latinizzate, quali slratioticm, machaera, ncmclerus. trapezita, ecc. ecc.