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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   68 LIBRO I'RIMO.
   Stlls, (lis) (l). Quantunque la scrittura antica siasi conservata ne'monumenti pu-blici fino ai più tardi tempi dell'impero, pure nell'uso era essa caduta assai presto, e già i contemporanei de' Gracchi dicevano lis. Questa antica forma ci mostra, come fu primamente avvertito da Pott, nell'etimo latino una naturale affinità col, tedesco strcit, che suona appunto contesa, lite
   Sfiata navis, che Festo definisce (2): genus navigli laium magis quam altwn et a latitudine sic appcllatum, sed ea consuetudine, qua stlocum prò locum et stlitem prò litcm diccbant. Sfiata non è altro che sfrata, e vale navis strafa, distesa, larga, opposto a navis longa.
   Stlocus = locus, di cui l'etimo secondo Corssen (3) è affine al tedesco streclic, strich, tratto di terra.
   Di quest'età sono pure le forme Duellimi — Bellum, Duonus — Bonus, Duellona = Bellona, duis— bis e consimili, e per contrapposto Bellius — Duellius. La lettera V dopo D in quelle antiche parole aveva un suono labbiile debolissimo, poco diverso da quello ch'essa ha dopo G in tinguere, e dopo Q in QVAM, ecc. Questo suono operò dapprima la trasformazione di D in B, col quale poi si confuse. La forma ducllum rimase però anche dopo il quinto secolo negli atti publici (4).
   (1) Fest. 312, Stlitem prò litem dicebant. Quint. 1, K, 16. Onici stlocum stlilcsque?
   (2) F. 312.
   (3) Corssen. Beitriigc, pag. ft(»3.
   (ftì Corssen. Ausspr. Voc. u. Bet. 2a ed. Voi. 1 pag. 125.