CAPITOLO II'. — PRIMA ETÀ'.
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la queste e consimili formo, clie il lettore troverà commodamente nelle opere qua là mentovate, noi vediamo la lingua di questa età più ricca ed intatta che non fu nelle successive : e particolarmente ne' verbi esse ci fanno deplorare la perdita di tempi e modi, i quali conservati avrebbero resa ben compiuta, che ora non sia, la conjugazione latina. Così essa perdette il futuro passato passivo, che ora deve esprimere con una perifrasi, perdette l'ottativo, che deve supplire quasi interamente col congiuntivo. Se i Romani fossero stati più per tempo curiosi del sapere ed amici alle lettere, forsecliò noi adesso non lamenteremmo perdite siffatte.
Ma in questa medesima età è ben maggiore, come già fu detto, ii numero delle voci, che dalla pronunzia popolare patirono questa o quell' altra maniera pi alterazione. E prima di tutte ci si presenta come gravissima e molto antica la perdita della s e della m finali nelle declinazioni e nelle conjugazioni, e del t nelle conju-gazioni. La S finale ebbe sempre, come fu veduto, un suono debolissimo, e però già da tempi anteriori di molto a questa età essa cadde spessissimo nelle desinenze dei casi. Ciò avvenne nel nominativo singolare dei temi maschili in A; nauta, scriba, poeta, Aliala, Tucca, Nasica, Sulla, Perperna, Hi/brida, ad.vena, convena, conviva, transfuga, indigena, perfuga, legirupa, agricola, rurìcola, Pop lieo la, parricida ; nel nominativo dei pronomi ipse—ipsus, iste—istus, ille (olle)—ollus ; negli antichi imperativi antestamino, famino, praefamino, ecc. i quali sono nominativi singolari del participiale in minos (=>j.evcg greco); nei nominativi puer, socer, gener, pulclier, dove è caduto portando seco anche la vocale del tema ; nei genitivi singolari dei temi in A, 0, E, i quali in origine dovevano terminare in S, non diversamente dai temi in V, I, e da quelli che finiscono per consonante. Antica è pure la perdita della S della seconda persona dell' imperativo, come nelle forme, ora regolari, lege, mone, a,udi (1) : e della seconda persona singolare del presente e dell' inipf. indicativo e congiuntivo, e del futuro 1.° indicativo, come nelle forme delectare—delectaris, laudare—laudaris, videbare—videbaris, loquerere=loquereris, verebere=vere-beris, ecc. Prestissimo deve essere caduta anche la s di magis, potis che divennero mage, potè, e componendosi con voci verbali si accorciarono anche più in malo, possimi, potiri. In questi e simili esempi la S era già caduta nei tempi più lontani, dove la nostra scienza può giungere colla scorta dei monumenti della lingua latina. Ma negli stessi monumenti vediamo spesse volte omessa la finale S in forme, che la ripigliano e la serbano regolarmente più tardi. Così la S del nominativo singolare dei nomi in 0 nelle iscrizioni anteriori alla 2.a guerra punica è più spesso dimenticata che scritta. Basta dare un' occhiata alle prime pagine del Corpus Inscr. Lat. per accorgersene. Contemporaneamente appajono però le piene desinenze us, che diventano poi regolari nelle iscrizioni del tempo della 2.a guerra punica e de' Gracchi. Il che non toglie che ancora in que' tempi già più colti e civili, in quel primo e vivace nascimento delle lettere latine, la S liliale non continuasse ad essere un suono assai debole, che i poeti non contavano nel verso, e che la gente del contado non pronunziava (2).
La M della prima persona singolare del presente, che si è conservata nel congiuntivo e nelle scarse reliquie dell'ottativo, cadde affatto nell'indicativo. E dal vedere che ciò avvenne anche in greco, in que'verbi ne'quali i pronomi personali si sufiìggono al tema verbale coli'ajuto di una vocale derivativa, quali sono
lèyo)=ie,go-, c^y^—lego, vuoisi congetturare che la caduta della desinenza personale vi risalga a tempi antichissimi, anteriori fors' anco alla separazione delle due favelle. Nel che vuol esser però notato, che, mentre il greco ha conservato in altri verbi l'intera forma del pronome di prima persona nell' indicativo, il latino non ha da mostrarci nel presente di questo modo che la m finale di (e) s-u-m (zt-u.l) e di in-qua-m,
(1) In Pesto p. 205 abbiamo prospices.
(2) Vedi Cicerone Orater. £8. 161 (subrusiiQum videtur)-