Stai consultando: 'Storia della Letteratura Romana ', Cesare Tamagni

   

Pagina (78/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (78/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   62
   LIBRO I'RIMO.
   per esempio il facilumed del S. C. de'Baccanali ci avverte clie gli avverbi in e sono antichissimi ablativi della declinazione 0, e che la lingua anche qui, come sempre, approfittò della triplice forma, ad, od, ed,, per significare colle prime due il diverso genere, e colla terza distinguere 1' avverbio dal nome. Una volta caduto il d, l'e si venne
   alleggerendo a poco a poco, così da esser breve sempre ìli taluni, corno bene,
   male, ecc., e solo per cagion del metro in altri, come prospere, maxime, superne, che s'incontrano in Lucrezio ed in Orazio.
   Le radici terminate per consonanti formarono prima l'ablativo in ìd (nominiti,
   coventionid), che dopo caduta la dentale assunse la desinenza i, e, ed e nelle scritture classiche, ed anche i nel latino volgare. La desinenza ti non è senza esempi, sebbene rara, nelle epigrafi (1). L'unica reliquia di quell'antico ablativo è la preposizione sed.
   I) Nella storia dei dittonghi, che in latino si alterarono e decaddero assai più presto che non in greco, questa età ci fornisce ancora buoni esempi delle antiche forme. Così del dittongo ou, che più tardi si fa u od o, essa ci dà: Loucanam, abd.oucit, plouruma, plous, jous, joubeatis, joudex, joudieium, noundinum, ecc. (2); del dittongo cu ci dà Lcucesic, Lcucetio, ma anche Lucetmm : il dittongo ai, oltre gli esempi summentovati di genitivi e dativi della deci. la, s'ha iniziale in aidilis, aide, airid, gnaivod, praidad, ecc. (3) e finale in più rari esempi di nominativi plurali (tabelai, literai)\ del dittongo oi, che si fece col tempo oc, u ed i abbiamo le prime e più antiche forme iniziali in oino, oinvorsei, foideratei, comoinem (4), ma d' accanto ad esse già nel Poenicas della colonna rostrata un primo saggio dell'oc, il quale ai tempi di Cesare cacciò Voi dalla scrittura, come già da un pezzo l'aveva cacciato dalla pronunzia (5), e le forme finali oe, oes del nom. plurale in Fesceninoe, e dell' abl. plurale in oloes (6).
   m) Nella conjugazione ci offro alcune forme, che noli' età classica non si incontrano, od assai raramente : tali sono le terze persone dei futuri passati faxitur, turbassìtur, nancsitur, renancsitur (factus erit, ecc.), gli ottativi duini, per duini, i congiuntivi creduam, creduas, creduat, l'imperativo duitor (XII tav.), i perfetti congiuntivi faxim, ausim (7), capsim, e i futuri passati ulso, capsu, facso; gli infiniti passivi in ier, che qua e là si mostrano ancora in Virgilio, gli ottativi siem, sies, siet, viventi pur ne' comici ; ci dà finalmente escit delle XII tavole eguale ad erit (8), ed altre forme che ometto per brevità.
   (1) Sepolcro de' Scipioni (600) 4.a iscrizione, quei nunquam vietus est virlutei.
   (2) F. Ritschl ha recentemente dimostrato (Mon. epigraph. tria: de Miliario popiliaro. p. 4) che Y'uii nelle epigrafi dura lino al tempo della guerra sociale, e nella parola jous e derivali fino alla guerra servile, perchè negli atti giudiziali e nelle foriuole di legge si amava di restare fedeli all'antico costume-
   (3) La storia del dittongo ai è così riassunta da Corssen. Nei tempi più antichi Vai, così nella scrittura come nel parlare, era prevalente, sebbene qua là cominciasse già a farsi ae ; intorno al tempo della guerra punica ai ed ae cominciarono a pareggiarsi; un mezze secolo più tardi, al tempo dei Gracchi e della guerra timbrica, il suono ae prevale del tutto, ed ai resta a mala pena un segno dell' antico dittongo. S'incontra ancora in monete, sepolcri, calcndarii, ma negli atti pubblici e nella scrittura ae diventa il segno normale.
   (li) S. C. de' Baccanali, dove non è traccia di oe, e siamo alla seconda metà del sesto secolo.
   (B) Oi è ancora nella lex Julia di poco tempo anteriore alla morte di Cesare.
   (6) Fescenniuoe. Fest. p. 86. oloes id. p. 19.
   (7) Vivo ancora in Tito Livio.
   (8) Ancora in Ennio, Azzio, e Lucilio vive questa forma : Ennio Ann v. '+8G.
   Dum quidem unus homo Homanus toga supereseU.
   Attius. Ribb. Frag. p. 4M ,
   . . . qui hinc supereseU, Spartani ei al que Amyelas trado ego.
   e Lue. 1. 619.
   Ergo rerum in ter summam minimamque quid escit?