CAPITOLO II'. — PRIMA ETÀ'.
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mane e campane fino alla metà del secolo 7°, e per la lingua rustica ancora sulle così dette glandes Perusinae del 713. Tali sono: Ca.slorus Kaorcpo?), Venerus, Cererus, honorus, Caesarus, patrus (== Tcv-pòS, nominus (1), hominus, praevaricationus. Ed anche l'antica forma os, uguale alla greca, ci è conservata in latino dal genitivo di parecchi nomi della 4a declinazione, come a dire: senatuos, magisiratuos, domuos. L'us della 3a declinazione si mutò in es già prima della seconda guerra punica, e quindi in is; Yos della quarta in us.
rfVwi del dativo della la declinazione è pure antichissimo, e deve risalire ai
tempi quando il genitivo era' ancora as, quindi Romas, ÌRomai. Esso patisce poi due diverse vicende: che o perde Vi facendosi a (= * in Ssa) in una decina d' esempi verso il sesto secolo, (2) oppure si fa dittongo, come ci si presenta costantemente già nei poeti del sesto secolo, e quindi diviene ae confondendosi col genitivo e col locativo. Dall'ae si fece poi già anticamente e: il quale vive nelle iscrizioni contemporaneo al dativo a (3), e rimase la terminazione popolare, che negli ultimi anni della repubblica ci accade di vedere ne'monumenti plebei (4), poi sotto l'impero anche in publici documenti.
g) L'ozdel dativo della 2a~declinazione (5), che visse ancora nel sesto secolo nel
quoi di Plauto, perdette in quello stesso secolo l'i per farsi o ( agroi: agro X àyproi : àypM.
lì) Il D segnacaso dell'ablativo (— T) è in pressoché tutti i monumenti di questa età. La colonna di Duilio dell'anno 494, come fu veduta da Quintiliano nel foro (6), e com'è nel frammento fino a noi pervenuto, non ha veruno ablativo senza d ; d hanno in più luoghi i sepolcri degli Scipioni, e lo troviamo ancora nel S. C. de'Baccanali (7). Ma avendo, come pressoché tutte le consonanti latine, un suono debole, esso si perde già nel secolo sesto,, all'incominciare della letteratura, e si perde prima negli scrittori che negli atti publici, i quali amano sempre di conservare le antiche forme. Quindi non farà maraviglia d trovarlo regolarmente nel S.C. de'Baccanali, quando esso era già divenuto una eccezione nelli scritti di poeti morti solo due anni dopo (8). L'ablativo in ed,
(1) SC. de' Baie.
(2) Minerva, Momms. U. D. p. 304. Matrona, Rilschl. Fict. lat. p, 27. Mutata, Or. ItìOO.
Marica, Moram. U. M 303.
(3) C. 1. L. 1. 4. 108. domi dat Diane, 183. Vìctorie dono dedet.
(J I. R. N. 7017. Momms.
Hoc pater infelix posuit pie naie inerenti.
Wi2E£S{»»- «e. P- W». P. quoi. le\ Serv. rep lex Thoria. hoi-ce Tab. Bant. hoi-c Mar. Vie. M&j,
(0) 1.7. 12.... ut a latinis veteribus D plurimi,s in verbis adjectam ultimaìn, quod manifesumi est etiam ex columna rostrata, quae est Duilio in foro posita
(7) D fu conservalo nell'osco, e cadde nell'umbro, per quello almeno che noi ne sappiamo. Nella prima Iscrizione delli Scipioni (470 a. C.) abbiamo Gnaivod Patre prognatm. Nella colonna rostrata (494), per dirne alcuni esempi: Siceliad, puenandod, in altod marid, navaled praedad; nel S. C. de' Baccanali: de senatuos sententiad, in oquoltod (in occulto), neve in poplicod, neve in preivatod — neve extrad urbem — faeilumed, ecc.
(8) Il S. C. è del 508, Plauto moriva nel 1570. Della presenza del ci negli ablativi plautini si dirà a suo luogo; bastandomi di qui ricordare il recente scritto di Fiitschl: Amlautendes D. ini Alten Lateìn, che compone il primo fascicolo de' Nuovi Excursus plautini di quell'infaticabile filologo,,