60 LIBRO I'RIMO.
Se da queste generali considerazioni ci facciamo ora a cercare ne'monumenti le traccie più notevoli di questo antico latino, per naturale conseguenza di ciò che fu detto, noi vi dobbiamo trovare forme e dizioni di due specie, di quelle, cioè, più piene ed intatte che non appajano nella lingua letteraria, e d'altre invece già guaste, e clie solo più tardi furono in tutto od in parte ritornate alle genuine loro sembianze.
Alla prima specie appartengono, per dirne alcuni esempii:
a) ma lungo del nominativo, e quindi anche dell'accusativo (I) singolare femminile della prima declinazione, che durò sino alla line del sesto secolo, onde Ennio poteva
ancora scrivere . .. clensis aquila pinnis olmixa volabot.
b) I nominativi os, om dei nomi della seconda decimazione, la quale li mutò in us, um intorno all'anno 520 di Roma; rimanendo le forme mortuos, equos, servos, aevom, ccrvos, perchè i Romani non pativano i due suoni congiunti uu. Nella giovinezza di Quintiliano si cominciò a scrivere coirtt anche questi nomi, e la desinenza o rimase provinciale per ricomparire nel volgare italiano (2).
c) La desinenza os di molti nomi della terza declinazione, la quale per il passaggio, di cui già fu detto, della S in il, diede luogo a parecchie doppie forme di una medesima radice, che la lingua poi volse a diversi usi e significati. Questo mutamento avvenne dentro il quinto secolo, e per esso si ebbero:
( lepor, leporis Da lepos ] , , - .
( lepus, leporis
, ( de cor, oris » decos <
( decus, oris
» maios \ maì°r maschile, e J ( majos, us neutro.
Vediamo qui la R divenire desinenza mascolina, e la S col mutamento progressivo dell'o in u farsi desinenza del neutro, non tanto però che ancora nel 6° secolo non s'incontri calor neutro (3), e che robor (ur) neutro con altri parecchi non sia passato anche nella lingua della classica letteratura.
d) Il genitivo singolare as dei femminili della la declinazione vivente ancora in pater familias, e simili composti: in escas Latonas fortunas vias, voci di Livio, Nevio, ed Ennio, \\e\V Alcumenas di Plauto, e nel genitivo es di alcune forme della 5a declinazione, la quale ora tutti sanno essere una mera varietà della la (1). Nel sesto secolo, sottentrando la desinenza pronominale col suffisso I, abbiamo i genitivi animai, irai; ma anche questa forma, quantunque s'incontri ancora nella lex repetunda.rum, sì può dire già scomparsa nei monumenti pubiici e nelle scritture dell'età de' Gracchi. Lucrezio ne fa molto uso, per amore dell'antico, quand'essa già moriva sulla bocca del popolo, e qualche volta l'ha pure Virgilio 1/ ai bisillabo si fece col tempo dittongo, e quindi ae.
e) La desinenza us (= os greco, as Sltr.) del genitivo di parecchi nomi della 3a declinazione (tema in consonante e tema in 1), della quale abbiamo esempi in iscrizioni ro-
(1) Ancora ìa desinenza us si incontra in monumenti di questa età, come in parneidas, hosti-uapas. Cf. Bucheler. Grundiss dcr latenischen Dcclination. p. 69 e Corssen. Aussprache, ecc. 2a Ed. pag. ?,8.'>.
(2) Quintil. 1. 7, 2ó. Nostri prasceptores servimi, cervumqi
suljecta sibi voealis in unum sonum eoalescere et eonfundi nequiret: mine V gemina scribnntur
ea ratiune quani reddidi; neutro sane modo vox quam scntimus effieitur.
(5) Plauto Mere. 6G0 nec calor ncc frigus meluo,
(41 Vedi ancora Bi'chelor, pag. 32, il quale nel far luogo a questi genitivi va forse più in là^ che i lesti e la ragione non comportino.