Stai consultando: 'Storia della Letteratura Romana ', Cesare Tamagni

   

Pagina (38/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (38/608)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   22 LIBRO FR1M0.
   gliassero e però si confondessero tra loro (1), tali altri a poco a poco, e non senza contrasto, ma pur inevitabilmente si perdessero: come la S del nominativo, la quale già nel sesto secolo di Roma più non si pronunziava, ed era perciò un mero segno ortografico, richiamato a valor di piena consonante solo dai poeti latini degli ultimi anni della repubblica; e la M dell'accusativo, la quale or si scriveva, or no, e nella pronunzia aveva un suono muto, che davanti a vocale anche nel metro classico si sciupava.
   Nella morfologia esse si rassomigliano tra di loro , quanto si scostano dal greco:
   1. Nel modo di formare la voce media; che i Greci fanno aggiungendo due volte al tema verbale il suffisso della persona, la prima come oggetto, la seconda come soggetto, ed esse invece compongono col sufliggere al tema verbale attivo il pronome di 3a persona se, che si fa prima s e poi r (2), per quello che disopra fu detto.
   2. Nel maggiore bisogno di verbi ausiliari (es, fu) per la formazione dei tempi, e quindi nel maggior numero di tempi composti (3).
   3. Nel modo di formare i perfetti col vario suffisso i, o vi (fui), separandosi con ciò nettamente dal greco, che fa il medesimo tempo coi suffissi e-, e Basti confrontare leg-i, ama-v-i, clele-v-ì, mon-u-i con re-rua-a, l.s-Xott.-o..
   4. Nel mancare, come gli Eoli, del numero duale.
   5. Neil' aver conservato il caso ablativo (di cui nel greco sono rimasti unico segno gli avverbi di modo in w$, =.• bened) (4) ed in molta parte anche il locativo.
   6. Neil' uso dei gerundi e de' supini, che sono forme nominali del verbo tutte proprie delle nostre lingue.
   L'unità sostanziale delle stirpi e dei dialetti greci da una parte, e degli italici dall'altra dev' essere stata sentita per tempo e chiaramente dalle due nazioni ; giacche, come avverte Mommsen, noi troviamo nella lingua romana un' antichissima parola di enimmatica origine ( Graius, Graieus) per dinotare tutti gli Elleni (5), e presso questi il nome cO(Oseas) dice tutti gli Italici, all'infuori degli Etruschi e dei Iapigiì (0).
   (1) Per esempio: nella la deci, ialina il genitivo, dativo e locativo singolare; e il dativo ed ablativo singolare nella seconda.
   (2) Basti questo specchietto per intendere come si formi diversamente la. voce media (passiva) in greco ed in latino. Do l'Indicativo Pres. Sing. di due verbi identici.
   fipù-u.y. ({!.) i fsps-T    'piOì-ZV. (r) t
   (3) Il greco ha tre soli tempi composti coll'ausiliare es: l'aoristo, il futuro ed il piuccheperfetto ; mentre il latino compone con esso ausiliare il perfetto in si, il futuro passato (ero), il perfetto e l'imperfetto del cong. (erim, rem), il piùccheperfetto dell'ini], e del congiuntivo : e coll'ausiliare fit l'imperfetto indicativo di tutti i verbi, il futuro dei verbi in A ed E, come amare, timore, ed il perfetto in vi.
   (4) Secondo Diinlzer, di cui riferisco l'opinione senza discuterla, anche la 3 del genitivo greco sarebbe una rappresentante dell'antico ablativo.
   (8) È questo il nome clic i Romani diedero sempre agli Elleni, i quali lo accettarono poi da loro insieme colla dominazione, tanto che ancora oggigiorno si chiamano ro«txoi.
   (fi) Le differenze tra il latino ed il grec i da nessun scrittore antico furono così bene dichiarate, come da Quintiliano nel seguente passe dell' inst. Orat. (XII. 10,27-34). — « Latina mihi facundia,
   'f spopoli
       yipzy.i
   'fip-o
   yépizc/.i
   fero-se fere-s- i-sc
   feri-t-u-se
   fero-s
   feror
   feres-i-s
   ferer-i-s
   ferri>
   ferit-u-s
   ferit-u-r
   fertur.