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Secondo questo calcolo noi dovressimo essere le piw povere ,e pezzenti Persone della Terra, manctre totalmente di contante,ed essere ridotti, come i Spartani, alle monete di ferro. Eppure ci troviamo in rapporto agli antichi tempi in uno stato assai migliore; e si osserva girare presso d? noi qualche numerario ^ Non vi vuol molto ad indovinare , onde provenga. Noi siamo tenuti passare alla Regia Corte ducati cento venti mila . La maggior parte di questo denaro resta ir* Provincia a cagione de* Fiscalarii, degli Onorarli de'Mi-nistri, de' Governadori Allodiali, del salario per Utfizia-li , Soldati, Birri, Fucilieri ec., Torna a spandersi alla circolazione, e salda le nostre piaghe. Ora fingiamo, che il Principe nulla debba per Fiscali come in Prussia, ne voglia mantenere i Salariati,o sospenda le mercedi pel bisogno dello Stato,come Carlo I. di Angiò; allora per supplire ai ducati cento venti mila annui^ quali non si potrebbe più pagare col denaro .del Principe, dovrebbero i Privati cominciare ad impegnare, e poi ad alienare i di loro fondi ; le Università i loro demani > ed indi abbandonare la Padria e fuggirse* ne dal Regno -
Lo spendere , che si fa adunque del denaro della Corte h quello, die non ci priva totalmente di esso. Ma siccome non è questo uno stato assicurato di una costante durazione, perche potrebbe cangiare colla volontà del Principe; così e necessità , che alla perfine ci volgiamo ad un fondo di certezza , di òli alcuno non possa privarcene .Tal è appunto la migliorazione dell' Agricoltura , che , accrescendo i prodotti per un Commercio esteriore,ci moltiplichi l'introito; e tale la introduzione ,e perfezione delle Arti, che ci diminuiscano l'esito . Abbiamo ripetuto , che ancora resta a coltivarsi molto del nostro territorio; e quanto manchiamo di arte,ed' industria nel poco,che si coltiva» Mettiamoci al coverto degli Egoisti, Crediamo,