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se costantemente c&ntinovato : ma dobbiamo con ho» stro rincrescimento dolerci delle avanìe de'Negozianti Napolitani. Eglino a loro talento ci si mostrano ; non ricevono , che semplicemente i prani , e lasciano perirci gli altri prodotti. Ciò non bista ; Ci fanno una Iegpe troppo ristretta del prezzo, che avviliscono .come vogliono . Ed infine ne pretendono un Commercio esclusivo, eh' é il peggiore per questa Provincia. , A ciò contribuisce la nostra povertà,e la scarsezza dell'intendimento? perché se fossimo nello stato di asportar noi stessi i rostri peneri almeno ne'vicini luoghi di Ancona } di Venezia e di Trieste, il Commercio fra di noi si porrebbe in uno stato non indifferente,' né sofgiaceressimo alla pressione, che ora ci si fa soffrire. Epli é pur vero, che le Rade son basse, ed incapaci di sostenere fuori de'piccioli Legni - Pure potres-simo .imitare gli Esteri, che si fermano alquanto lontano, o far de'carichi in Pescara , la quale none molto distante. Hassi dunque a rifondere una simile deficienza piuttosto alle trascritte cagioni le quali ripe-, tiamo I. A torpore, ed a poca euranza del proprio in-tersse. Non espongono i nostri Provinciali, come gli altri del Regno, le loro urgenze^ al Governo; Aspettano che da se,o come Se nient'altro avesse a fare, si rivolga alla Provincia di Teramo, e le offerisca le tratte, le esenzioni, il favore. II. Alla niuna pi-attica ed istruzione di nautica * Noi , come i Moscoviti a tempo di Pietro il Grande, veniam meno, se ci si lascia montare su di una Barca III. Alla mancanza del Numerario.Qualunque picciolo Bastimento; qualsivoglia tenue Carico richiede un considerabile contantek Tra noi non vi ha, chi tanto denaro si abbia,ed alcuno , che ha fama di possederlo, é un palustre Aur ^ello, il quale invece di portarlo al Commercio, lo intana , e nasconde dagli occhi de' Viventi, come il fiuto di Luciano,
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