I ven-totto giuochi proibiti o quasi
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questo nojoso. Almeno, di tale opinione fu il Volt-aire, die scrisse:
« Mais l'ennui vient à pas c o ni p i és , A tal ile d'ari eava-gnole ».
Fu importato in Francia dai Genovesi nel secolo xviii, e per qualche tempo ebbe molta voga.
Si giucca va con cartelle aventi cinque caselle numerate e istoriate come quelle del bii'ibissp, sulle quali ciascun giuocatore arrischiava il suo danaro. Gli stessi numeri erano ripetuti su pallottoline racchiuse iu una borsa e che i giuocatori a turno estraevano.
Non c'era il banchiere e chi non estraeva un numero della cartella propria abbandonava la somma scommessa, che veniva divisa tra i più fortunati.
19° la hoca.
Questo giuoco d'origine italiana ebbe il favore di tutti gli sfaccendati parigini all'epoca del Mazarino. Somigliava moltissimo al biribìsso, del quale era figlio primogenito ; ma di quello assai più rovinoso, tant'è vero che produsse tali disastri nelle borse ilei gentiluomini di Francia, clie prima il papa sanzionò scomuniche, e poi il Parlamento di Parigi comminò pene severissime contro i tenitori di questo funestissimo giuoco. Malgrado ciò. come succede di tutte le cose cattive, ai tempi di Voltaire si gin oca, va ancora.
Io, per quante ricerche abbia fatto, non sono riesci Lo a stabilire il nome italiano di questo pernicioso passatempo ; ho potuto solo constatare che si giuo