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i mano al giuoco — si gettavano i dadi, non diretti mente con la mano, sdbbene facendoli passare a
riverso un corno a tronco di cono, aperto alle due estremità, e a collo stretto. Nell'interno del cono, detto torre, eranvi alcune sporgenze, dette gradini, i he obbligavano i dadi a ruzzolare in fondo in maniera indipendente dalla volontà dei giuocatori.
Oggi pure, per giuocare co' dadi, si fa uso di un vasetto di. legno o di cuoio di forma troncoconica, [>ii\ stretto alla base che in alto, addimandato propriamente bossolo. Nel bossolo si mettono i dadi: \ i si agitano e con quello si lanciano in maniera che abbiano o no a ruzzolare sulla tavola.
Anticamente si giuoca va con tre dadi, i quali davano luogo alla bellezza di trecento sedici combina -'.ioni diverse; ma oggi si giuoca sempre con due dadi, con trentasei combinazioni differenti.
Le partite che si giuocano co' dadi sono molte e d i [ferenti. Molte, troppo anzi, furono inventate sul [iuire del secolo XYII e sul principio del XVI11. epoca nella quale i giuochi de' dadi furoreggiarono ini si perdoni l'espressione, in tutta Italia, ma spe-i ia!inente nella Centrale. Fu appunto a Bologna che lo spirito bizzarro del Mitelli disegnò e incise ven-I (quattro tavole, oggi preziose e rare, per altret-i a nti giuochi diversi co' dadi.
Delle tavole del Mitelli in questo capitolo ne riproduco qualcuna tra le meno bizzarre.
U dopo questa tiritera, passiamo a' vari giuochi en' dadi.
2° — La « Speme » con i dadi.
Partita che si giuoca assieme da più persone.
Si forma un banco con una o due marche pagale •la ciascun giuocatore, e la sorte designa chi deve ¦ i lineare per primo.