Ottantadue giuochi dì carte non proibiti e proMtì 139
22. Citi lascia la partita prima della fine, perde; a meno di fortissime ragioni ; in tal caso si tira la riméssa, dopo mutuò consenso.
23. Chi credendo di aver perduto, getta le carte che vengono frammischiate al tallone, perde la par-i ita, anche se si avvegga d'essersi sbagliato ; ma se le carte si trovano intatte ancora, senza esserci mi selliate ad altre, può riprenderle, purché l'altro abbia ancora intatte le sue.
Se alla line di una giuocata, un giuocatore, avendo in mano due o tre carte, e nella credenza che l'avversario le abbia più alte, le getta tutte insieme, e l'avversario lo imita, il primo non può retrocedere, e perde le carte che gli rimangono.
24. Chi, essendo ultimo, scarta e prende le carte prima che il primo abbia avuto il tempo di fare il
: un scarto, e le abbia mischiate al suo giuoco, perde la partita, se gin oc a ai cento; ed il gran colpo, se ;ianca in partita; ma se il primo ha avuto il tempo ili scartare, ed ha atteso che l'ultimo abbia preso le ; ne carte, credendosi essere l'ultimo, il colpo diviene buono, e chi è per diritto il primo, incomìneie-rclille a giuocare.
Ti. Quando si ha in mano un quattordici solamente, che deve valere, non si è obbligati di dire: K di usuo, di re, di dama, ecc.; si dice soltanto: ¦ i pi a t lordici » ; ina potendone aver due nel proprio
•ni.....», e non avendone che uno, dopo scartata una
irla o due che riduce ad averne uno solo, allora si obbligati di nominare il quattordici che si ha.
30° — Il Napoleone.
i'ii ini giuoco, a' suoi tempi, molto popolare. Si i ri ni due mazzi da 52 carte; talvolta con uno sola-