Ottantadue giuochi di carte noti proibiti e proibiti DI
quale egli giuoca, il valore delle carte sue. Così, 'imito: alla quarta o quinta levéc, il giuocatore deve poter giudicare in quali carte ciascuno sia forte, o debole; e dirigere il suo giuoco relativamente. Dunque, non basta saper giuocare le proprie carte; ma anche quelle del proprio partner, del quale occorre indovinare le tredici carte, affine di lasciargli fare la levécs, s'egli è forte in carte; o farle sè stessi quando si abbia giudicato debole il suo giuoco.
Si fa conoscere al proprio partner in che si è forti con uno invito; s'invita, giuoeando una carta bassa; l'invito annuncia che si ha in mano: asso, re, dama, ed altre carte basse.
Quando queste carte sono in atout, bisogna giuocare l'asso in prima, per evitare che uno degli avverali faccia la presa (levée)j ma, all'opposto, possedendo una serie o sequenza (séquence), composte di re, dama, fante ed altre più basse carte, è indispensabile giuocare il fante, per far cadere l'asso; con questo mezzo, ci si rende padroni delle carte secondarie.
il importante di fare gli inviti con criterio giusto e di saper comprendere quelli degli avversari.
Oliando il partner invita in un colore, del quale ha mia séquence, si risponde con la carta più bassa per indicargli che si è forti in quel seme. Invece, se l'indio venisse dagli avversari è opportuno gettare la più alta carta per mascherare il giuoco che s'ha in ma no.
Quando si rinuncia bisogna disfarsi della più bassa cariu del seme nel quale si è deboli.
Si deve rispondere all'invito del partner colla carta 'in bassa, avendone quattro; e colla più alta, avendone ire.
Se l'avversario di sinistra, avendo fatto l'invito, n.ni può essere sostenuto dal suo partner, e che a ' oi (occhi di giuocare; a voi spetta pure di ritornare -ni scine, e fare il contro invito.