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francese dallo stesso De Sinner. Da lui il Granduca di Toscana, Leopoldo II, comprò fin dal 1858 tutti quo' manoscritti, assegnandogli un vitalizio di cento lire toscane al mese. E furono subito fatti inventariare e depositare nella Biblioteca Palatina, ora incorporata alla Nazionale, a Firenze, dove sono nella stessa cassetta in cui tornarono d'oltremonti (Archivio Storico Italiano citato dal Piergxli, Doc., XXXYI).
2. — Ma d'altra persona, ch'ebbe tanta parte, a partir da quest'epoca, nella vita del Leopardi, è qui il luogo di parlare ampiamente.
Antonio Ranieri, nato a Napoli nel 1806 (Ridella, 4), dopo continuati gli studi della Storia, della Giurisprudenza e delle lingue a Roma, a Bologna, a Firenze; per molto strette relazioni avute con Carlo Troya, con cui stava viaggiando per l'Italia a scopo di studio (Lettera di G. Leopardi al Bunsen, 16 marzo 1832), era stato dal suo Re condannato, contumace, alla proscrizione. Per comprendere meglio tutto questo, ò qui mestieri far cenno, nel più breve modo possibile, delle condizioni politiche del tempo.
Gli errori dei Governi restaurati nel 1814, dopo la caduta di Napoleone I, avevano suscitato malcontento e congiure, specialmente nelle classi più cólte della Nazione, alla quale apparteneva il Ranieri. Molti, non sapendo come porre riparo altrimenti all'andamento ufficiale delle cose, si erano stretti in società segrete, delle quali prevalse, fra i liberali d'Italia, quella dei Carbonari. Per vari rami e misteriose adunanze, essa distendevasi per la penisola intiera; ma il regno di Napoli n'era la sede principale.
Nel luglio del 1820, una parte dell'esercito napoletano, affiliata alla Carboneria, insorse ed obbligò il re Ferdinando, odioso ai sudditi, a dare la Costituzione spaguuola del 1812.