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Maria Stuarda
Tragedia in cinque atti
Federico Schiller
Editore Remo Sandron, 1925, pagine 171

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ATTO PRIMO — SCENA Vili.
   49
   Quando sul capo femminil s'aggrava. Quindi invano, o signor, noi giudicammo U25 Da, persuaso core. Ha la regina,
   Della giustizia, il dritto e debbe usarne ; Perocché non soffribile sarebbe Il pieno corso della legge.
   Paulet E dunque?...
   Cecilio. (con ira)
   Dunque che viva?... Non lo può! giammai! uso Questo è il dolor eh' Elisabetta, affligge ! Che requie e sonno le disvia ! Negli occhi Io le veggo dell'anima il tumulto ; E quantunque il suo labbro aprir non osi Ciò chè brama il suo core, assai l'esprime U35 li muover degli sguardi, e par che dica, : Uom non avvi tra voi che mi risparmi La fiera scelta : di tremar per sempre Sul trono de'miei padri, o sotto il ferro Spingere crudelmente una rema, ino Una stretta congiunta?
   Paulet E questa ornai
   Dura necessità che non si muta.
   Cecilio Ben mutar si potrebbe ove i miei servi Fossero più sagaci ; ella discorre Nel suo pensiero.
   Paulet Più sagaci i servi-!.,.
   u45 Oecilio Nell'intenderé, io dico, un muto cenno.
   Paulet Un muto cenno?
   Cecilio Nè vegliar guardinghi
   Come un tesoro prezioso e. caro Una serpe crudele, una nemica.
   Paulet (pensoso) La buona voce, l'illibata fama Della, nostra regina è tal tesoro Che richiede ogni cura.
   Cecilio Allor che tolta
   Venne la prigioniera al vecchio Tallio, Era consiglio....
   I'attlet Fu consiglio, spero,
   Di commettere a mani intemerate
   Schiuek. _ Mtirin stuarda.