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Maria Stuarda
Tragedia in cinque atti
Federico Schiller
Editore Remo Sandron, 1925, pagine 171

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ATTO PRIMO — SCENA Vili.
   47
   SCENA VITI.
   Cecili». I'aitdict.
   Cecxmo Costei ne sli    Chè non picciolo monde,71 è forza il dirlo, Veggo in tanto giudizio : era mestieri Ohe questo Babintòn, questo Tisburuo, <>uesti suoi familiari a fronte a fronte iosa p,e venissero posti.
   Ciocilio (pronto) Ah no!... non era
   Da venturar. Sui cuori, o Pauleto, Troppo regna, costei ; non ha. misura Del suo femineo lacrimar la forza ! So Curio fosse tratto a lei dinanzi 1080 E la parola proferir dovesse
   Clio del capo la scema, io v'assicuro Che, pravo di sgomento e ripentito,
   del loro animo. Cecilio, fedele ministro di Elisabetta, e con-¦finto assertore dei suoi diritti, è freddo, pungente} sprezzante; Maria, nobilmente altera e ferma, perchè innocente confuta vittoriosamente le affermazioni del suo nemico.
   71 Che non picciole mende ecc. : Come si vede da questo rico nascimento della irregolarità del giudizio e da altre manife stazioni consimili, il poeta ha attenuato la durezza del carattere e il fanatismo cieco di tfir Amias Paulet, che nella storia '' dipinto di una rigidezza e di una severità inesorabili.