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Parte Quinta — Italia Insulare
ed ai tempi di Cicerone (Ferr.,[in, 43; ad Fam., xm, 37) pare fosse una ragguardevole città municipale. Silio Italico parla di essa come copiosa di pesci Uttus piscosa Calacte (xiv, 251); ed il suo nome, quantunque omesso da Plinio, rinviensi in Tolomeo, del pari che negli Itinerari; ma v'ha una grande difficoltà nel determinare la sua situazione. Le distanze recate nella Tabula Peutingeriana (12 M. P. da Alesa e 30 da Cefalù) coincidono però col luogo dell'odierna Caronia sulla costa sotto la quale narra il Fazello che rovine e vestigia di un'antica città erano sempre visibili a'tempi suoi.
Il Gluverio, che visitò il luogo, parla con ammirazione della bellezza ed amenità di questa parte, della costa littoris excellens amoenitus et pidchritudo, che la rendevano pienamente meritevole del suo antico nome greco di Calacte. o bella costa (Gluv., Sicil., p. 291). Nelle sue rovine furono rinvenute varie medaglie, una fra le altre con la testa di un guerriero ed una civetta, ed un manico di un vaso fìttile con iscrizione egizia. La moderna Caronia fu un feudo del duca di Monteleone.
Uomini illustri. — Il celebre retore greco, Cecilio, che fiorì sotto Augusto, era nativo di Calacte, donde il suo soprannome di Calactino (Ate.w, vi, p. 272).
Coli, elett. Mistretta — Dioc. Patti — P2 T.
Motta d'Affermo (2458 ab.). — AG chilometri da Santo Stefano di Camaslra e a circa 4 dal Tirreno, con fortezza in arduo luogo, che dicesi Motta in lingua punica, ed Affermo poi da un Mario Affermo, antico e nobile signore, padrone della fortezza al tempo del re Martino. Congregazione di carità e parecchie Opere pie. Aria salubre e territorio feracissimo, principalmente d'olio, clic esportasi in un con la manna, la seta, le nocciuole ed i fichi.
Coli, elett. Mistretta — Dioc. Patti — P3 ivi, T. a .Santo Stefano di Cainastra.
Pettiueo (2470 ab.). — Sopra un poggio amenissinio, a 9 chilometri da Santo Stefano di Gamastra, in una valle bagnata dal fiume di Fettineo, l'antico Aleso, con fortezza soprastante e territorio rinomato per l'ottimo olio e gli agrumi che esporta col frumento e col cacio.
Coli, elett. Mistretta — Dioc. Patti — P2 ivi, T. a Titta.
Tusa (4860 ab.). — In collina, a 12 chilometri ila Santo Stefano di Gamastra e a 3 dal mare, ove ha un piccolo porto pel suo commercio d'esportazione. Antico castello, detto della Marina di Tusa. Ospedale civico, Congregazione di carità e parecchie Opere pie. Vino, olio, agrumi, castagne, fave, sommacco, manna, cacio, acciughe salate, con attiva esportazione; pascoli e bestiame.
Cernii storici. — A'/.au, Alaesa od llalesa era una antica città situata fra Cepha-loedium (Cefalù) e Calacte (Caronia). Era d'origine Sicilia e la sua fondazione è riferita da Diodoro, il quale c'informa che, avendo nel 403 av. G., gli abitanti d'Er-bita (di cui già abbiamo discorso descrivendo Nicosia e Sperlinga) conchiusa la pace con Dionisio siracusano, il loro duce o magistrato principale, Arconide, risolvette di abbandonare la città e fondare una nuova colonia ch'ei popolò in parie con gli abitanti d'Erbita ed in parte con mercenari ed altri stranieri che gli si strinsero intorno per inimicizia contro Dionisio. Egli diede a questa nuova colonia il nome di Alesa, a cui fu spesso aggiunto, per distinguerla, l'epiteto d'Arconidea. Altri attribuiscono, ma erroneamente, la fondazione d'Alesa ai Cartaginesi (Diod., xiv, 16).
Essa divenne prospera in breve per mezzo del commercio marittimo: ed al principio della prima Guerra Punica fu una delle prime città siciliane che si sottomisero ai Romani alla cui alleanza si mantenne sempre fedele. A questa sua condotta, non ha dubbio, ed ai servizi che rese ai Romani durante le loro guerre in Sicilia, andò debitrice del privilegio particolare di conservare, con le proprie leggi, l'indipendenza immune da ogni imposta, privilegio accordato a sole cinque città della Sicilia (Diod., xiv, 16; Cic., Verr., n, 49, 69, ecc.).