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La Patria. Geografia dell'Italia
Sicilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1893, pagine 684

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Quinta — Italia Insulare
   cui rimase ucciso il Gapridan Rascia e fu quasi intieramente annientata la squadra ottomana. Don Giovanni d'Austria tornò trionfante in Messina che gli rizzò una statua in bronzo (ora sulla piazza dell' Annunziata) e diede il suo nome ad una contrada (Strada d'Austria, ora Primo Settembre).
   Cent'anni dopo quest'ingresso trionfale Messina perdè co' suoi privilegi e le sue franchigie municipali il suo vero splendore. Essa aveva sin' allora diretto da sè le proprie faccende marittime, nominato consoli in tutti i porti più importanti della Sicilia e nei porti dell'intiero Mediterraneo per tutti i Siciliani ; il Senato amministrava da sò le grandi entrate della città. Tutte queste ampie libertà municipali mal eomportavansi con la signoria spaglinola.
   Ben erano i Messinesi durante i torbidi di Palermo e di Napoli rimasti sempre fedeli al re e Filippo IV aveva confermati non solo ma ampliati i loro privilegi; ma nell'interno della città erano insorti dissidii di parte: i Merli parteggiavano pel re e i Malvezzi per la indipendenza e per l'autonomia della città.
   Nel giugno del 1G74 i Messinesi celebravano con gran pompa la festa della Madonna della Lettera, di cui già abbiam trattato, quando nella bottega di un sarto si videro esposti dipinti in disprezzo dei suddetti Merli realisti e quando esso fu tratto in prigione, i Malvezzi democratici armaronsi per liberarlo e piombarono addosso ai Merli i quali si ritirarono co soldati spagnuoli nel palazzo reale difendendosi mentre la cittadella cannoneggiava la città. I senatori schieraronsi dalla parte dei Malvezzi ed assediarono il palazzo reale. Indarno accorse il viceré ; ei non fu ammesso nella città, e, costretto a ritirarsi, si affrettò a Milazzo chiamando a sè tutti i soldati spagnuoli che trovavansi nell'isola. I Baroni altresì accorsero in gran numero. Intercettando il passo di Taormina, Messina doveva essere sottomessa anche con la fame, e ; Napoletani aiutavano da Reggio.
   I Messinesi risolsero allora di rivolgersi a Luigi XIV, re dì Francia, il quale inviò una squadra nel Mediterraneo sotto il coniando del duca di Vivorme, viceammiraglio; i Francesi vinsero in una grande battaglia navale gli Spagnuoli ed entrarono in Messina; ma il Vivonne, cortigiano arguto piuttostochè abile comandante, trascurò i vantaggi procuratigli dalla vittoria.
   I combattimenti della squadra francese sotto il comando del celebre Duquesne col non meno celebre olandese DeRuyter, accorso in aiuto degli Spagnuoli, riuscirono, è vero, favorevoli ai Francesi, ma quando Giovanni d'Austria fu posto in Spagna a capo degli affari e il maresciallo di Bournouville ebbe meglio ordinale le truppe spagnuole, il Vivonne non osò più fare alcun passo decisivo. Luigi XIV, avvisando le grandi difficoltà di porre piede stabile in Sicilia, deliberò di richiamare nel 1678 la squadra per inviarla ad altre imprese.
   II maresciallo De la Feuillade fece imbarcare a poco a poco i soldati sotto colore di condurli contro Siracusa e mostrò poi ai senatori messinesi le lettere di richiamo di Luigi XIV. Fu un colpo di fulmine pei cittadini, i quali rimasero come annientati non sapendo più a chi rivolgersi ; molti, non avendo più a sperar grazia dagli Spagnuoli, preferirono di abbandonar la patria e andarsene in Francia. Molti della nobiltà e del popolo imbarcaronsi sulla squadra francese e furono trasportati in Provenza.
   Ricomparve il viceré spagnuolo Gonzaga in Messina e tutto ciò che ave va vi di francese fu spazzalo via. Il suo successore Santo Stefano ebbe ordine nel 1679 di sopprimere il Senato; Messina perdè lutti i suoi privilegi, immunità, libertà; il palazzo civico fu atterrato e fu rizzalo sul luogo un obelisco con la statua del re; le entrate e le gabelle furono incamerate dal regio fisco e fu costruita quella formidabile cittadella che fu poi, non sono molti anni, smantellata e spianata. Messina, che contava già 120,000 abitanti, ora non ne aveva più di 1G,0Q0.