Terranova di Sicilia
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nomo di Gelensi. Ma come le rovine visibili tuttodì presso Licata sono le rovine di Finzia, città popolata, com'è detto più sopra, con gli abitanti trasportati da Gela, è facile comprendere come un'iscrizione siffatta (di piccole dimensioni) vi possa essere stata trasportata anch'essa. Inoltre, sino a metà di questo secolo, nella città dell'Ecoomo (Licata) si trovava in un cuneo, chiave d'arco, la iscrizione fìnziade in greci caratteri la quale fu distrutta pel contrasto che faceva con l'UIC CELA, moderna tavola di marmo che era stata murata in una delle porte della città. Ora la controversia è finita, tanto che uno dei migliori ingegni di Licata, nel marzo 1891, in occasione dell'inaugurazione del tronco ferrov iario Terranova-Licata, dirigeva un bel sonetto a Terranova, il quale cominciava :
Non vi ha dubbio alcuno che Terranova occupa un luogo antico; e da uno scrittore del secolo XIII noi apprendiamo che fu fondata nel 1233 dall'imperatore Fede-
rico li super rttinis deletae atque obrutae urbis (Guido Golumna, citato dal Fazello), e nelle vicinanze veggonsi sempre gli avanzi di un tempio dorico che credesi sacro ad Apollo, la cui celebre statua sarebbe stata sottratta da Amilcare ed inviata a Tiro, ove la vide Alessandro Magno. Numerose monete e vasi dipinti furono inoltre dissotterrati negli scavi (Fazell., De rebus Siculis,v, 2, 232; Cluv., SiaSì, pp. 199, 200; D'Orville, Sicida, pp. 111-132; formi, Sicìly, p. 196; Biscari, Viaggio in Sicilia, p. Ili; Siefert, Akragas mid scine Gebiet, pp. 47-48).
La situazione di Terranova sopra una piccola eminenza, a pochissima distanza dal mare, corrisponde esattamente alia narrazione di Diodoro delle operazioni di Dionisio quando assalì il campo cartaginese, dal che è evidente che, quantunque situata presso la costa, era però sufficientemente distante da essa da ammettere il passaggio di una elivisione dell'esercito fra le mura e la marina (Diod., xm, 109, 110). Niuna importanza devesi attribuire alla circostanza che Tolomeo annovera Gela fra le città intente della Sicilia, posciachè ei comprende nella stessa categoria Finzia e Camarilla, le quali erano ambedue situate presso la costa.
Accertata così la situazione della città di Gela, segue quella del fiume omonimo, il quale non può essere altro che l'odierno fiume di Terranova. Gli antichi grammatici derivano il nome del fiume Gela (da cui passò alla città) dal vocabolo greco significante freddo o gelo, e connesso evidentemente al latino gela (Stepii. Biz.j s. v.; Et.ìjrn. Magn., s. v.). Il dio fluviale Gela è rappresentato sulla più parte delle monete della città sotto la forma usuale di un toro con testa umana.
A ovest di Gela stendevasi un'ampia pianura fra le montagne e il mare, ma separata da quest'ultimo da una serie di colline. Sono i precitati Campi Gelai di
Noi siam di Phintia il Danzican l'ha detto. Strappando un lembo d'una storia avita — Ma in noi di Gela palpita la vita Che ai dispersi Geloi demmo ricetto.
Fig. 02. — Medaglia di Gela.