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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Napoli
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 450

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   3-20
   l'arie Quarta — Italia Meridionale
   Tempio di Giove, di Giunone e di Minerva (detto da Winckelmann di Esculapio e d'Igiea). — È il tempio più piccolo di Pompei, come quello clic occupa un'arca lunga soltanto rn. 21 e larga 7 Nella cella sonvi i piedestalli delle tre suddette Deità Capitoline atterrate nel tremuoto del 03 dopo C. e surrogate In fretta dallo statue in terracotta di Giove e di Giunone (secondo Winckelmann di Escu-l'ipio e di Ifjiea), del pari clic dal busto di Minerva, ora tutte e tre nel Museo Nazionale di Napoli. Nel centro della corto è una grand'ara con fregio di triglifi e volute agli angoli rassomigliante a quella del sarcofago di Scipione Barbalo ili Vaticano. Il tempio fu costruito nei primi tempi della colonia di Siila. Attigua a questo tempio trovasi la Casa dello Scultore, cosidetta da varii strumenti scu!torli che vi si rinvennero nel 1798.
   Tempio d'Iside (fig. 198). — Il culto di questa Deità egiziana fu introdotto in Pompei assai prima che in Roma e vietato nel 57 av. C. dal Senato romano, per cui esso era soltanto tollerato. 11 tempio è costruito in mattoni, in istile più piacevole che nobile ina con particolari curiosi e ben conservati. Sul frontispizio della porta, in un'iscrizione latina, ora nel Museo Nazionale, leggevasi : « Numerio Pepilio Colsino, figlio di Numcrio avendo fatto rialzare a sue spese sin dalle fondamenta il tempio d'Iside, distrutto da un tremuoto, ì Decurioni in considerazione della sua liberalità, l'hanno gratuitamente aggregato al loro ordine quantunque avesse 00 anni ».
   All'ingresso del tempio si trovò il bossolo per le limosino con due eleganti bacinetti per l'acqua lustrale {aquiminaria), una delle quali coll'iscrizionc LonginM Damatr, e in fondo a una nicchia Arpoerate che ingiungeva silenzio, additando Iside nel sacrario.
   Vi si ascende, secondo la descrizione del cav, Gaetano Nobili, per sette gradini un tempo rivestiti di marmo, due altari ne compivano il fronte con le due celebri Tavole Isiaehe e iscrizioni geroglifiche, ora nel Museo Nazionale. Un vestibolo elegante, sorretto da sei belle colonne ed ornato di un leggiadro musaico, comluceva alla cella sul cui podio si rinvenne una statua (V Iside dorata e dipinta in rosso eoll'iscrizione L. Caecilius PosuiI. Nell'angolo opposto si trovò quella di Venere Anadiomène. Altre are e altre nicchie sono nella parte, laterale della cella dietro la quale si rinvenne in una nicchia la statua di Bacchis Isiaciis dorata e dipinta, con la pantera ai piedi ed un'iscrizione sul plinto.
   Nella sala attinente a quella dei Misteri e nel Tempio furono trovati tutti gli utensili per compiere le cerimonie sacre; i carboni e le ceneri sull'ara de'sacrifizi, con accanto gli scheletri dei sacerdoti ; un gran ninnerò di lampade in terracotta e in bronzo ; candelabri in forma della pianta o del fiore del loto ; vasi per l'acqua lustrale; patere, ornati, purificalo! modellati in istucco e rappresentanti gli attributi d'Iside e delle altre Deità egizie.
   Sulle mura della sala dei Misteri erano dipinti i medesimi simboli, l'apoteosi di Io, gli animali sacri, due erme colossali eon le corna e la barba ; nel centro due barche, una delle quali con cassetta ed uccello, l'altra guidata da un uomo ; due serpenti attorcigliati ad un bastone con ghirlanda di fiori e sotto una leonessa; una figura seduta e coperta di un velo e un serpente; Iside in paludamento con cappello ili capo e lo scettro nella sinistra, una secchia appesa al braccio, un cranio sotto i piedi e due serpenti accanto, uno ritto, l'altro avviticchiato ad un albero onusto di frutta; per ultimo sacerdoti egizii in veste candida, testa rasa e piedi calzati di un tessuto cosi fine diesi vedevano le carni. Tutte le figure avevano in capo un fior di loto. Nella medesima stanza si trovò lo scheletro di un sacerdote presso la mensa, coi residui del pasto, come gusci d'uova, ossa di volatili e di quadrupedi, un bicchiere ed un vaso infranti per terra. A due passi si rinvennero utensili di cucina, frammenti marmorei di teste, piedi e braccia di statue di altre Deità egizie.
   Accanto a codesta stanza eravi la cucina in cui si raccolsero vasi di terracotta, ossa di animali, spine e lische di pesci in un angolo. Attigua alla cucina un'altra stanza che serviva di canova o di retro cucina. Appoggiato al muro lo scheletro, forse di qualche sacerdote, il quale, con in mano una scure, aveva già sfondalo due muri, ma non aveva potuto atterrare il terzo. Un altro sacerdote, visto il pericolo imminente, aveva messo insieme quanto aveva di più prezioso ed era fuggito; ma la morte lo sopraecolse allo shocco nella gran piazza del Teatro. Recava con sè 360 monete d'argento, 9 d'oro, 12 di bronzo, vasi cesellati, figure isiaehe, cucchiai, patere, tazze d'argento, un bel cammeo ed orecchini d'oro. ì Jan ri sacra fames fu sempre intensa nel mondo antico come nel moderno.