Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Napoli', Gustavo Strafforello

   

Pagina (310/475)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (310/475)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Napoli
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 450

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   POMPEI ED ERCOLINO
   qSJual prestigio ne appai ? La scic umana Linfe, o terra, ti cliiese; or clic ne mandi Bai grembo tu?... Ma come! è spirto, è vita Pur nell'abisso? Un novo ignoto germe Di viventi lian le lave? od è sfuggito Alla morto l'antico?
   Ah, qui venite. Croci, Romani, ed ammirate I È sui la Pompei di novo, ricostruito il muro Ila l'Erculea città. Qui nasce un tetto. Qua l'altro, ed atrii e portici dischiusi Sono ai passi dell'uom. Su, v'affrettale. Romani, Greci, ad ammirarli! Aperta Eccovi l'ampia téatral paleslra. Por le sette sue valve entra stipata La turba spettatrice. Or clic v'indugia, Mimi? Perchè non compie il suo cruento Sacrificio l'Atride? ed agitato Dalla furia inferoal non veggo Oreste? Quell'arco di trionfo a cbi s'innalza? Il fóro 6 dissepollo. A cbi decreta È la sedia curule?
   Oli, recate, Littori, ì fasci I La tribuna ascenda E giudichi il Prclor. Si faccia innanzi L'accusatore e ii lestimon....
   Lo vie
   S'aprano ; rade le conserte case Un lastrico elevato, e gli sporgenti
   Fasligj finii al passegger riparo. Gli elegauli cubicoli e i triclinj Circondauo l'impluvio, e lo sue porle Lungamente racchiuse alfin disserra L'officina, onde fugge al lieto giorno La notte sccular. Guardale a' seggj Posti in vaga ordinanza ; al suol guardale Tempestalo di pietre a più colori. Fresche ridono ancor sulle pareli Lo dipinture. Ov'è l'artista ? Or ora Ila deposto il pcnucl. Purpureo frutta Miste a vividi fiori in bei festoni S'intrecciano. Un Amore ivi saltella Col suo pieno canestro; ed operosi Gemelli colà pigiauo l'ostro Della vile. Una Menade si lancia Ebbra nel ballo; un'altra in altro lato Dorme tranquilla, nò ritrar da lei Ponilo i Fauui lo sguardo ; ed una il dorso Gon agile ginocchio al fuiibondo Genlauro preme, e col fronzuto tirso Agili e sprona la binata fera.
   Accorrete, garzoni! Onde l'indugio? Pàtere non vi sono? Or via, donzelle, ' Lieo versate nell'etrusclic lazze. 11 tripode v'ha pur da tergo-alate Sfingi sorrcllo. Ravvivate il foco, Schiavi, apprestale il focolar. Monete
   Del gran Tito io vi do. D'elrtliribi Fatemi acquisto. Le bilance, i pesi, Nulla, uulla qui manca. Al candelabro, Clic buon cesello figurò, l'ardente Lucignolo appiccale e d'olio empite La lampada.
   Clic mai chiude quell'urna? Osservale, donzelle, i nuziali Presenti d'uno sposo. Aurei fermagli, Tarsie di vivo linle. All'odorato Ragno guidale la novella sposa. Gliiudc il vitreo vasel liscio e profumi.
   Ma gli uomini, i vegliardi ove son essi? Queslo grave musèo tesori accoglie Di rotoli, di stili e di cerate Tavolette. La terra, a così rare Cose custode, noli ci lascia un solo Desiderio incompiuto. Anche i Penali Fanno mostra di sé; non liavvi uu Dio Glie si tenga celalo ; i sacerdoti Solf dunque fuggilo? Il caduceo Palleggia Enucle; iuvolasi'alla palma, Su cui si libra, la Vittoria.
   L'are
   Sorgono ancor. Venite, e il sacro foco I'.accendete agli Dei, che troppo lunghi Socoli di votiva ostia gli bau privi.