Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Napoli', Gustavo Strafforello

   

Pagina (174/475)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (174/475)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Napoli
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 450

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   iòi
   l'arie Quarta — Italia Meridionale
   freschi dello stesso pittore eseguiti quando non contava ancora che 18 anni. 1 freschi nella vòlta sopra l'aitar maggiore sono dello Stanzione. Nella cappella di Sant'Ignazio nella crociera sinistra, eretta da Carlo Gesualdo, principe di Venosa, e disegnata dal Fansaga, di cui son anche le statue di jeremia e di David, il dipinto del Santo è dell'Imparato, i tre freschi sopra di esso dello Spagnoletto e la vòlta del Corenzio. Nella cappella opposta di San Francesco Saverio son di Bernardino Siciliano e di Luca Giordano i tre dipinti soprastanti.
   L'aitar maggiore è un modello magnifico della moderna arte decorativa con tre grandi bassorilievi in bronzo, fra cui quello dell Ùltima Cena nel centro, busti in altorilievo di sei Santi gesuiti in fronte ed uno splendido tabernacolo.
   La chiesa del Gesù Nuovo, eoll'annesso convento, era, prima della biro espulsione nel 1800, il quartier generale dei Gesuiti nel Ilcaine di Napoli.
   San Carlo all'Arena. — Nell'ampia strada Foria, una delle chiese più recenti di Napoli. Esisteva la chiesa antica sacra a San Carlo sin
   dal 1002 sotto i Cistcrciensi di San Bernardo, i quali l'ingrandirono su disegno di Fra Giuseppe Nuvolo, facendo costruire anche il monastero annesso; ma, coli'andar degli anni, la chiesa fu chiusa e il monastero convertito in caserma, finche, scoppiato nel 1830 e 1837 con gran violenza il colera, il municipio votava al Borromeo, per esserne liberato, la riapertura della chiesa al culto. Essa fu infatti ricostruita su disegno dell'architetto Francesco de Cesare, arricchita d'ogni maniera di ornati, abbellita nella cupola elittica di dipinti a secco da Gennaro Maldarclli, rappresentanti i quattro Evangelisti e i quattro Profeti ed Angeli con tabelle su cui leggonsi alcuni versi.
   Le pale degli altari furono allogate: quella del Miracolo di San Gennaro a Michele Foggia, San Giovanni Calasanzio al precitato Maldarclli, San Carlo che comunica gli appestati a Giuseppe Mancinclli (morto nel 1875) e San Francesco di Paola a Michele De Napoli. All'aitar maggiore fu innalzato il celebre Crocefisso, scolpito a! naturale da Michelangelo Naccarini e rinvenuto in un angolo recondito della chiesa dello Spirito Santo. Organo stupendo.
   Sono ancora 111 Napoli, oltre le suddescritte, parecchie altre chiese di minore importanza. Non tralascieremo però di ricordare la chiesa di San Severo, ricca di opere d'arte, fra cui spicca il Disinganno (iig. 93) di Francesco Queiroli, la Pudicizia (fig. 93) del Corradini e la Soavità del Persico; la chiesa di Santa Trinità Maggiore (tig. 94) e quella di San Ferdinando (fi© 95).
   CAMPOSANTI
   Due sono i camposanti generali cattolici iu Napoli: il Camposanto Vecchio e il Camposanto Nuovo, ai quali tien dietro il Cimitero dei Protestanti, i quali hanno anche le loro chiese in città.
   Camposanto Uccliio. — Si trova fra la strada di Poggio Reale e la strada del Campo, e non serve ora più che pei morti negli ospedali e negli istituti pubblici dì beneficenza pei poveri. Edificato nel 1702, giace sopra un'alta spianata a cui si sale per una strada rotabile fiancheggiata da cipressi. Ai lati del grande ingresso leggonsi due epigrafi in latino dettate dal ciotto Mazzocchi, la prima delle quali, a destra, contiene l'istoria e la misura del Camposanto e l'altra, a sinistra, i nomi dei promotori e dell'architetto, con infine un invito a pregar pace ai sepolti.
   Il Camposanto forma un parallelogramma cinto ai tre lati da un allo muro c nel quarto da un ampio chiostro ad archi con tre grandi freschi di ignoto pennello, rappresentanti il Calvario con Cristo in croce, un Deposto dì Croce ed una Caduta di Cristo sotto la croce. Nel vestibolo, a destra, una chiesuola con un quadro ad olio rappresentante la Madonna delle Grazie e le Anime Purganti, di Antonio Pellegrino, ed a sinistra le stanze del direttore.
   Il Camposanto Vecchio contiene 300 fosse profonde, alcune delle quali, sotto gli archi suddetti, ma la più parte nell'arca. Codeste fosse sono coperte con grandi pietre ed una fossa si apriva in addietro ogni sera e si vuotava per riponi i morti della giornata trasportati dai loro congiunti 0 dai carri degli ospedali e dei pii istituti.
   La stessa strada del Camposanto Vecchio conduce al Camposanto dei Colerosi a est. Due lapidi marmoree in due pilastri di pietra vesuviana contengono due epigrafi italiane del cav. Quaranta, in una delle quali, si legge clic ben 18,000 morti di colèra dall'ottobre'11830 al settembre 1837 giacciono ivi sepolti. Un'alta piramide quadrangolare, con due ronclie e due faci rovesciate, copre le ossa del celebre giureconsulto Domenico Cassini,
   Camposanto Nuovo (fig. 96). — A cui si arriva in circa un quarto d'ora in tram da porta Capuana, presso Poggio Reale e 111 faccia al grande Ammazzatoio, fu principiato dai Francesi, ultimato