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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Napoli
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 450

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Napoli
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   questa tribuna stanno i sepolcri di Isabella di Chiaromonte, moglie di Ferrante I di Aragona e di Pietro d'Aragona, fratello di re Alfonso, morto all'assedio di Napoli del 1439. Qui giace anche Beatrice, figliuola di Ferrante I e iti Isabella, vedova di Mattia, re d'Ungheria, e qui infine sta Cristoforo di Costanzo, gran siniscalco di Giovanna I, morto nel 13G7.
   L'ampio convento è ora occupato dalla Regia Manifattura dei tabacchi e nella corte sgorga in quattro zampilli la rinomata acqua di San l'ietro Martire.
   San l'ietro ad Aram.— Nella strada omonima presso porta Nolana; credesi la culla del Cristianesimo in Napoli. Secondo una pia tradizione San Pietro, col suo discepolo San Marco, sarebbe qui giunto da Antiochia nove anni dopo l'ascensione di Cristo, vi avrebbe eretto il primo altare, celebrata, dopo il lungo viaggio, la prima messa e battezzati Santa Candida e Sant'Aspre;»), il primo vescovo di Napoli.
   L'altare eretto dall'apostolo si ebbe per cosa sacra e la chiesa costruita poco appresso intorno ad esso fu chiamata da tempi lontanissimi San Pietro ad Aram in ricordanza di quell'/lra, od aitar primitivo, sopra la quale celebrarono, in seguito, Sant'Aspreno e San Severo, vescovi di Napoli, e i pontefici San Silvestro e ClementeIV.
   L'edicola, ornata di marmi e sorretta da colonne nell'atrio della chiesa, custodisce quell'altari venerando che or più non si vede per la ragione clic, al principio del secolo scorso, fu tutto coperto di marmi su bel disegno dell'ingegnere Muzio Nauclerio. Nel paliotto un bassorilievo delicato rappresenta San Pietro che cammina sul mare, e nei lati San l'ietro che battezza Sant'Aspreno e lo consacra primo vescovo di Napoli. All'altare un fresco di valente pennello del secolo XVI, or restaurato, ci mostra San Pietro clic innalza l'ostia consacrata fra Sant'Aspreno e Santa Candida e in fondo Napoli come vista dal mare oltre il Carmine e in fondo a sinistra, nell'alto, il poggio di Sant'Elmo col castello.
   La chiesa, quale ora si vede, fu riedificata per cura dei canonici lateranensi su disegno degli architetti napoletani Pietro di Marino e Mozzetti. É di ordine corinzio, ili forma di croce latina con otto cappelle nella navata, due nella crociera ed una accosto all'aitar maggiore. Nella prima cappella, a destra entrando, e da vedere un altorilievo della Madonna delle Grazie con le anime purganti, di Giovanni da Nola e nel muro allato 1111 quadro della Deposizione, di Bernardo Lama. Nella cappella dirimpetto, statua tonda di San Michele Arcangelo, del suddetto Giovanni da Nola; e nella cappella seguente bell'altorilievo con undici figure col Cristo morto c schiodato dalla Croce, che par opera di Gerolamo Santacroce. Nelle altre cappelle, dipinti di Giacinto Diana, del Sarnelli e di altri pittori del secolo
   scorso. Le pitture dei quattro pilastri clic reggono la vòlta emisferica sono di Saverio Candido di Lecce.
   Accanto alla tribuna è la cappella di San Pacifico col deposito molto ornato del 1518 di un Baldassarre Ricca. Da questa cappella si può scendere nel sotterraneo che vuoisi fosse la casa, l'oratorio e anche il sepolcro di Santa Candida, e in cui è un pozzo la cui acqua credesi per il popolino giovevole alle partorienti.
   Nell'ampio convento soppresso a tre piani e con un gran numero di celle, è od era una Madonna col Putto seduto in trono entro un tempietto con quattro colonne ed altrettanti Angeli adoranti abbracciati ad esse. È opera unica in I Napoli di un l'rotasio de' Crivelli, pittore valente e poco noto del 1497.
   Sant'Angelo a Nilo. — E in via S. Biagio dei Librai e fu fondato nel 1384 dal cardinale Rai-naldo Brancaccio, come juspatronato della famiglia Brancaccio. Venne dedicata all'arcangelo S. Michele. Nel posto ove Rainaldo fondò la chiesa era, prima, uno spedale di poveri studenti. Egli si fece concedere dal Papa le case e le rendite che all'antico spedale erano addette e con altro denaro suo ne fondò un altro annesso alla chiesa.
   Mori Rainaldo in Firenze nel 1418 lasciando suo esecutore testamentario Cosimo dei Medici, che gli fece lavorar da Donatello un sepolcro ili marmo, il quale si vede ora nella chiesa, dal lato dell'Epistola. Lo scultore Michelozzo lavorò assieme al Donatello. Egli cosi scrive in una lettera pubblicata dal Gaye nel Carteggio degli Artisti: c< Abbiamo alle mani una tomba per Napoli destinata a niesser Rinaldo, cardinale de' Brancaeci. Riceveremo per questa tomba 850 fiorini, ma dobbiam trasportarla a nostre spese a Napoli; ci si sta ora lavorando a Pisa ».
   Consiste il monumento in un sarcofago sorretto a mo' di cariatidi da tre Virtù stupende cosi per l'atteggiamento come pel panneggiamento, che credonsi di Michelozzo. Attribuisconsi al Donatello il bassorilievo deUVlMwiite, notevole per bellezza ed espressione, le due altre Virtù che tengono aperta la cortina che scende dall'arco contemplando mestamente il cardinale supino sul sarcofago e il bel bassorilievo in alto della Madonna col Putto fra ! Arcangelo San Michele c il Battista, Nell'attico Dio Padre e due Angeli che suonano le trombe finali.
   Dal lato del Vangelo gii scultori Bartolomeo e Pietro Ghetti scolpirono fra molti trofei sacri letterarii e militari, il sepolcro piramidale dei cardinali Francesco c Stefano Brancaccio, co' ritratti in un medaglione in cima ed ai fianchi la Morte vittoriosa e la Fama clic porge una corona, mentre la Storia, alla base della piramide, sta scrivendo gli elogi dei defunti. Questo monumento nei pessimo siile del secolo XVII, fa una triste figura in faccia al suddcscritto ammirabile.