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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Napoli
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 450

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   150 Parte Quarta — Il
   La chiesa fu costruita nell'ultimo anno del secolo XIII nella forma solita delle basiliche di Ire navate a sesto acuto con tredici cappelle comprese le quattro della crociera. Il campanile è di l'orma leggiadra terminante a piramide, con sotto la porta piccola. Nel 1506 la chiesa fu restaurata da Gola Agnello Imparato Portolano di l'arietta e nel 1600 Giovanna Zunica Paeecco, principessa di Conca, fece costruire la porta grande tutta di marmo. In seguito l'abate Campana, che fu arcivescovo di Gonza, fece fare il soffitto di legno con ornati dorati e con altri mutamenti danneggiando l'architettura originale. Ciò fu nel 1717. Gli ultimi restauri furono eseguiti nel 1840.
   Nel soffitto della navata due grandi vani rotondi e due piccoli bislunghi con in mezzo uno ottagonale e in tutti, con effetto sorprendente (li luce, sono raffigurati fatti mirabili del suddetto S. Pier Celestino, dipinti da Mattia Preti soprannominato il Cavalier calabrese. Il quale dipinse ancora nel soffitto della crociera alcuni fatti del Martirio dì Santa Caterina di Alessandria.
   Nella terza cappella a sinistra è il quadro del-I Apparizione della Vergine a San Pier Celestino, dello Stanzione, ed in quella allato all'aitar maggiore una bella statua tonda di San Sebastiano e una Deposizione in basso rilievo, opere pregiate di Giovanni da Nola. L'aitar maggiore e la balaustrata che lo circonda sono notevoli per ricchezza e varietà di marini.
   Dall'altro lato un altarino addossato al pilastro comune alle due cappelle e sopravi un'antica immagine della Madonna delle Grazie Stavi, al ritorno dalla vittoria gloriosa di Lepanto, da Giovanni d'Austria, il quale vi aveva inoltre deposte le sue armi ed aldino palle dei cannoni nemici, memorie tutte rimosse nel 1799. Nel muro ivi presso è la tomba del suddetto Giovan Pipino da Barletta, fondatore della chiesa, con epitaffio in versi leonini che dopo le lodi del defunto, ne nota la morte nel 1316. I Francesi nel 1799 ne fecero un abbeveratoio di cavalli, dopo ch'erano entrati a bivaccare nella chiesa.
   Nell'ultima cappella, finalmente, sul sepolcro di Marino Spinello da Giovinazzo, è notevole un busto dell'imperatore Adriano. Dietro la chiesa è l'ex-convento dei Padri Celestini, ora Conservatorio di musica.
   San Pietro Martire. — Nella piazzetta omonima, all'estremità est della strada del Porto, fondata pei Domenicani da Carlo II d'Angui. Dal 1343, quando la chiesa e il convento furon quasi inghiottiti da un'alluvione spaventosa, sino alla seconda metà del secolo scorso, subi molti muta-nienti, gli ultimi dei quali per opera dell'architetto Giuseppe Astarita, il quale ridusse la chiesa com'è ora, rimovendo spietatamente ogni residuo dell'aulica ar eli i tet ti ir a.
   La facciata con bella porta marmorea aveva a sinistra un curioso bassorilievo in marino in cui
   alia Meridionale
   vedesi figurata la Morte con in capo una duplice corona e nella destra lo sparviere come per muovere a caccia di nuove vittime, mentre ai suoi piedi stanno ammucchiati re, papi e guerrieri morti Le si fa incontro un mercante, il quale, volgendosi supplice alla terribile caccia)riee e versando da un sacco un torrente di monete, le dice nel volgare di quo' tempi :
   Tulio ti voglio dare Se mi lasci scampare.
   A cui la IMorte:
   Se mi potessi (lare Quanto se potè addimandare Non le potè scampare la Morte Se li viene la sorlc.
   Questo curioso marmo è ora nel cortile del Museo di San Martino e forma, con parecchi altri, una interessante collezione di leggende ed epigrafi.
   La chiesa si compone di un'ampia e lunga navata a croce latina con alta cupola e quattordici cappelle, comprese le due maggiori della crociera, dieci delle quali ornate 'li marmo e di colonne di rosso di Sicilia con capitelli parte co-rinzii e parte compositi. Nella prima a destra, fondata dai popolani di Porto nel 1356, vedesi una gran tavola antica di Silvestro Buono, rappresentante il Transito della Vergine con intorno gli Apostoli, e un bassorilievo in marmo in cui la Vergine incoronala tien sospèse due grandi corone sulle teste di molli divoli, guerrieri in gran parte, inginocchiali.
   Nella cappella del Rosario, con marmi lavorati su disegno di Bartolomeo Gran ucci, anniii-ransi due tele di Giacomo del Po. Il bellissimo Martirio di San Pietro da Verona nell'altare della cappella grande della crociera è di Francesco Imparato di cui son anche gli altri due quadri ai fianchi con soggetti dello stesso martire: tutti questi dipinti nieritaronsi gli encomii speciali di Massimo Stanzione nelle sue memorie sugli artisti napoletani.
   Nell'altra cappella grande della crociera ammirasi il bellissimo quadro di San Domenico che dispensa il rosario a molte persone dei due sessi e di ogni condizione, di Bernardino Siciliano.
   Delle cappelle a sinistra quella che prima incontrasi presso la porta minore ha un Crocefisso in legno con la Ma ter Dolorosa e San Giovanni, attribuito a Giovanni da Nola e la quarta uu San Vincenzo Ferreri, dello Zingaro, secondo il De Dominici, ina non è certo.
   La tribuna è ornata di tre grandi quadri : in quel di mezzo, del Conca, Cristo che invita al martirio San Pietro domenicano e nei due ai lati Santa Caterina da Siena che perora pel ritorno della sede pontificia da Avignone a Roma e Tulle le religioni e le Accademie che hanno seguito la dottrina dell' Aquilini e. Nella vòlta il Miracolo dell' immagine di San. Domenico in Soriano. Tutti questi dipinti sono di Giacinto Diana. In