iòi l'arie Quarta — Italia Meridionale
Fig. 92, — Napoli (Chiesa di S. Severo): Il Disinganno (da fologratia Mauri).
di Fabrizio Santafede. A destra, Lazzaro risusci-l In, bassorilievo di Gerolamo d'Auria. La sagrestia è tutta a freschi di Onofrio di Leone, allievo del Corenzio, trai tane la Trin ità di quest'ultimo. Sopra l'armadio dei sacri arredi è da vedere un Crocefisso di bosso, dono di S. Pio V a Don Giovarmi d'Austria, quando mosse, nel 1571, alla battaglia di Lepanto.
Tornando dalla sagrestia nella cappella Medici scendesi a sinistra nel Soccorpo, o chiesetta sotterranea, che vuoisi fosse iti origine la dimora di San Severino, che fu nel 500 il settimo vescovo di Napoli, convertita in chiesa, ampliata e consacrata da papa San Silvestro e ammodernata nel secolo scorso. All'aitar maggiore ammirasi una gran tavola in campo d'oro in sei scompartimenti e con molti Santi, del napoletano Antonio Solario, detto lo Zingaro. Nell'ultima cappella a sinistra, bella tavola di Andrea da Salerno con la Madonna e ti Bambino adorati dal Battista e da Santa Giustina, e sotto l'Ultima Cena. Iti una cappella
della parte opposta l'Arcangelo Raffaele in campo d'oro, di Angiolillo lìoecadirame, i cui dipinti sono rarissimi. Da tempi remoti i corpi dei Ss. Severino e Sosio conservavansi sotto l'aitar maggiore di questa chiesetta sotterranea e primitiva, ma nel 1808, durante la signoria francese, furono per ordine superiore trasportati a Fratta Maggiore nel circondario di Casoria.
Uscendo dalla chiesa si entra nel vasto convento in cui contengonsi da' 1818 i grandi Ar-ehivii del Regno, dei più ricchi del mondo e di cui parleremo più avanti. Nella sala maggiore, l'antico refettorio dei monaci, vedonsi ancora i freschi grandiosi eseguiti, nel breve spazio di •40 giorni, dal Corenzio e rappresentanti, con ben 117 ligure al naturale, il Miracolo della moltiplicazione dei cinque pani e dei cinque pesci. Anche la sala, ch'era l'antico Capitolo, fu dipinta a fresco dal Corenzio con alcuni Miracoli di Gesù e questi freschi furono restaurati nel 1844 da Nicolò la Volpe.