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suddetto Massimo Stanzione, con la Madonna circondata dagli angeli, adorata da San Benedetto e da San Tommaso d'Aquino. Tutti 1 freschi furono dipinti da G. Antonio Arditi, trattone quelli delle lue lunette e dei peducci di Francesco Sarnelli (1778).
Finalmente la prima cappella a sinistra, che dai Piccolomini passò ai Moschi ni, è un vero tesoro di scolture del Rinascimento. Dirimpetto, all'ingresso, il Crocefisso, quasi in tutto rilievo, con Maria, Giovanili, Maria Maddalena che gli bagna i piedi con le sue lagrime, opera stupenda dì Antonio Rosellino, fiorentino, sul faro di Donatello, del quale ammirasi nella stessa cappella una mirabile Natività in mezzo, rilievo a cui il Rosellino aggiunse un coro A'Angeli cantanti di magistero insuperabile. Dello stesso Rosellino ò il bel monumento di Maria d'Aragona (fig. 83), figliuola naturale di Ferdinando I e moglie di Antonio Piccolomini, duca di Amalfi. Il monumento rassomiglia a quello del cardinale di Portogallo dello stesso artista in San Miniato di Firenze e tanto ammirato dal Piccolomini che invitò il Rosellino a scolpirne uno consimile per la sua duchessa, morta nel 1470. Nelle nicchie, statue di San Giovanili e San Luca ; sopra, sui medaglioni, San Matteo e San Marco; sul fregio, quatlro Angeli con ghirlande di frulla, il tutto con moderna armonia pittorica. Sul muro a destra della cappella Piccolomini ò ancor da vedere un trittico coW'Ascensione di Cristo, nel mezzo e nei lati San Sebastiano e San Nicolò di Bari, capolavoro di Silvestro Buono.
Nell'ampio convento di Montoliveto, ora occupato dagli uffici dell'amministrazione, il gran Torquato Tasso trovò un rifugio e compose parte del la sua Ger usale min e Li bevala. 112 i ottobre 1588 egli scriveva di là di sentirsi affranto di spirito e di corpo e di disperar della guarigione cosi dell'unu come dell'altro.
Certosa e Chiesa di San Mar lino. —La Certosa sotto Castel Sant'Elmo, divenuta, dupo la soppressione dei conventi nel 1800, possesso demaniale sotto la direzione del Museo Nazionale, fu costruita nel 1325 da Tino da Siena, Francesco di Vico e Matteo de Balocco di Napoli, ma rifabbricata nel secolo XVII sotto la direzione del priore Saverio Turboli. La Certosa sorge, come dicevamo, appiè da Castello Sant'Elinu, edificalo, nel 1535, aa Don Pietro di Toledo, viceré per Carlo V. Una torre chiamata Belforte era in quel posto prima che vi sorgesse il castello : forse Carlo II d'Angiò, pigliando motivo dalla torre cominciò a far costruire il castello che poi fu tutto rilatto dal Toledo. Il disegno del castello è di Luigi Scriva, di Valenza.
La Certosa fu fondata da Carlo l'Illustre duca di Calabria primogenito di re Roberto d'Angiò. L'opera fu terminata da Giovanna 1.
Ai 20 di febbraio del 1308 la chiesa fu con-
llalia Meridionale
sacrata alla Vergine e a S. Martino. Fu riedificala nel XVII secolo da Carlo Faiisaga. Il priore Turboli ne fece un vero Musco d'arte. Danneggiata dai fati del 1709 fu soppressa nel 1800. Vi rientrarono i monaci nel 1804-, ne uscirono ancora una volta nel 1807. Reintegrati nel 1831 al 1800 furono soppressi con gli altri ordini religiosi. Il senatore Fiorelli ne la fece dichiarare monumento nazionale e fu aggregata al Museo.
Si traversa una corte oblunga ov'è a sinistra l'ingresso principale della chiesa di San Martino sempre chiusa (che descriveremo più sotto) e si arriva in un cortile con sarcofaghi (dal XIII al XVII secolo), stemmi marmorei ed iscrizioni in parte delle antiche porte atterrate di Napoli, Porta Medina, Costantinopoli, Castclnuovo, ecc. Si entra poi per un corridoio in una sala con quadri che non poterono essere allogati nel Museo Nazionale, detta perciò Deposito del Museo Nazionale, quadri in gran parte di pittori napoletani dei secoli XVI e XVII con iscrizioni
In mezzo alla sala èia Barca di gala (fig. 84) di Carlo IR. Il Municipio di Napoli la fece costruire pel re poco dopo ch'egli avea preso possesso del regno. È magnificamente dorata e decorata ed ha24 remi. A poppa è raffigurato il mare con allegoria di pesci: il timone ò sormontato da una barbuta testa virile e quattro sirene, due a poppai due a prua ornano la barca. Francesco De Mura dipinse nel soffitta del baldacchino reale a poppa e raffigurò la Dea dell' Abbondanza nel suo dipinto, Nella sala attigua si vede la Carrozza di gala (fig. 85) dorata con dipinti del Solimene, in cui il sindaco e il Decurionato recavansi sotto i Borboni ad ossequiare a capo d'anno c in altre solenniià il sovrano, ed in cui Vittorio Emanuele e Garibaldi fecero il loro ingresso in Napoli. La carrozza ha una rivestitura interna di seta cremisi : gli sportelli e la cassa hanno quattro allegorie, una delle quali, la Giustizia, è notevole. Tutte queste decorazioni sono del Solimene. Il posto del cocchiere é sostenuto daangeletti, quello pei servi s'erge su di un corno d'abbondanza. Nella cimasa ricorrono tanti scudetti con tante C clic voglion dire Cillà. Nella stessa sala sono le aitine o insegne dei quartieri di Napoli. Sono tutte di seta.
Nella terza sala sono antiche vedute di Napoli di cui una rappresenta il Re che va nella carrozza di gala alla festa di Piedigrotta. Tornando nella coite a destra, lungo un angusto corridoio, sala (già Refettorio) con rilievi delle fortezze del régno delle Due Sicilie (Longone, Barletta, Siracusa, Agosta, Sant'Elmo, Bari, Gaeta, Traili, Monopoli, Aquila). A destra grande e bel Presepio, meritevolissimo di una visita, con figure vestite alla napolitana di Polidoro, Sauimartìuo e altri valenti scultori dei secoli XVII e XYUL Questo Prese-jiio è l'orgoglio e la gioia del popolino di Napoli. Fu donato al Museo di S. Martino