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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Napoli
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 450

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   iòi l'arie Quarta — Italia Meridionale
   Crocefisso velato, quel desso che, al dir della leggenda, parlò a S. Tommaso d'Aquino dicendogli Bene scripsisti de me, Thoma; quam ergo merc.cdem reripies? E Tommaso: Non aìiam msi fe (Hai scritto bene di me Tommaso: Qual ti darò mercede? — Niun'altra clic Te stesso). Ai
   fianchi del Crocefisso sono due dipinti pregevoli di Cristo che sale al Calvario e di Cristo deposto di croce, attribuiti dal De Dominici: il primo a Gian Vincenzo Corso e il secondo allo Zingaro, — Sull'altare, a destra, Risurrezione di Cristo, del fiammingo Ilenzel Cobergher e vicino il bel sepolcro di Mariano d'Alagni, conte di Bucehia-nico, a cui fu poi congiunta, nel C441, la moglie Gatarinella Ursino, con la statua di Mariano e un semi-rilievo della moglie, del valente Agnolo Agnello del Fiore. — Accanto, mausoleo di Nicolò di Saligno, principe di Fondi, di Domenico d'Auria, ed ai lali dell'aliar grande che segue,
   due bellissimi sepolcri nel recinto della balaustrata : il primo con le ceneri di Francesco Carafa (morto nel -1470) ricco di rabeschi, con quattro statuette delle Virtù su pilastri che reggono la vòlta e la statua del Carafa supina sull'avello, capolavoro del suddetto Agnolo Agnello del Fiore.
   L'altro sepolcro, simile per In forma, di Diomede Carafa, fu condotto in gran parte da Giovanni da Nola dopo la morte del Del Fiore che l'aveva incominciato. Nella seconda cappella, a sinistra, sepolcro di Ettore Carafa (morto nel 1311 ) con rilievi mitologici scolpiti sulla cassa. La cappella seguente della famiglia Dèi Duca ha anch'essa due tombe marmoree e nell'ultima, dei Villani, quadro all'altare della Vergine col Bambino lattante e sotto San Domenico con in mano il rosario , è questa la Madonna della Rosa, creduta da alcuni di maestro Simone, napoletano, e da altri della scuola umbra; della quale scuola piuttostochè dello Zingaro vuoisi anche il dipinto sciupato del Reato Guido Marramaldo a cui raccomandasi Carlo della Gatta principe di Monasterace.
   Dopo la cappella del Crocefisso segue, all'estremità della navata laterale destra, la cappella Aquino, con sull'altare San Tommaso che adora la Vergine, di Luca Giordano. Nel muro, a destra, sepolcro di Giovanna d'Aquino, contessa di Milito e di Terra nuova, morta nel 1345. Giace sull'avello coperto da un baldacchino marmoreo a piramide, sotto cui vedesi la Madonna col Putto corteggiata dagli angeli, in campo d'oro, prima opera esposta di maestro Simone, napoletano, ma che altri dice umbra, della scuola di Gentile da Fabriano. Dirimpetto, altro bel sepolcro del figliuolo di lei, Cristoforo d'Aquino (morto nel 1342) e del marito Tommaso (morto nel 1357) con arca sorretta da due Vittorie e molte altre statue.
   Da questo luogo si pon piede nella sacrestia la cui vòlta fu dipinta a fresco dal Solimene che vi effigiò in cima la Trinità a cm la Vergine presenta San Domenico e parecchi altri santi e sante del suo Ordine. All'alterne {'Atmunziazione, opera pregiata di Andrea da Salerno; i freschi del muro sono dì Paolo del Po.
   La sacrestia di San Domenico Maggiore po~ trebbesi anche chiamare il Sepolcreto dei Principi Aragonesi, dei quali veggonsì schierati in
   Fig. 74. — Napoli (Chiesa di S. Chiara): Monnmen'o a Maria, figlia di Carlo l'Illustre (da fotografìa Mauri).