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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Napoli
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 450

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Napoli 140
   Penna, segretario e consigliere segreto, come rilevasi dall'epitaffio, di Ladislao, opera di Antonio Baboccio (1414), Il sepolcro, che copre l'altare, è di forma gotica con baldacchino a sesto acuto
   dicesi fossero trattati dal sommo pittore secondo i suggerimenti di Dante Alighieri. Il dipinto nel terzo pilastro, a sinistra, detto la Madonna delle Grazie, si crede un avanzo dei freschi di Giotto, ma secondo i signori Crowe e Cavalcasene, non è altro che uno spregievole esempio dell'arte nel secolo XIV.
   Questa chiesa, la più grande e la più magnifica che si vide sorgere a quel tempo in Italia, fu costruita in vero stile gotico e fu di bel nuovo restaurata nel 1833 dall'architetto Nicolò Mon-tello, il quale si attenne al gusto della moderna architettura sacra, pur conservando quanto trovò di antico nella fabbrica.
   Ponendo piede nella chiesa si rimane compresi di ammirazione alla magnificenza dell'unica navata alla cui ampiezza ed altezza poche d'altre chiese si possono paragonare in Europa, com'anco alla ricchezza dei dipinti e degli ornati di legno e di stucco finamente dorati con oro di zecchini di Venezia (figura 67).
   La gran vòlta, stuccata sull'ossatura in legno, ha ai lati sedici piccole lunette con tanti gruppi A'Angeli che recano emblemi delle virtù della Vergine, di Giovanni Pandozzi: nei tre grandi scompartimenti veggonsi la Regina Saba che visita Salomone, VArca con dinnanzi David danzante, di Sebastiano Conca e la Dedicazione del tempio di Salomone, di Giuseppe Bonito. Gli Evangelisti e i Profeti, con le piccole composizioni sopra i due grandi archi, sono di Paolo de Majo.
   Nella vòlta della breve crociera è la Scodella a olio con una composizione piena di movimento figurante Santa Chiara che pone in fuga con la pisside i Saraceni dal monastero di Fig- 69. — Napoli (Chiesa di S. Chiara): Tomba antica Assisi, opera di Francesco La degli Angioini (da fotografia Mauri).
   Mura, il quale dipinse anche il
   gran quadro nel muro dell'altare maggiore con sorretto davanti da due colonnine circondate di moltissimi Angeli e Santi dell'Ordine france- tralci di vite co' grappoli scolpiti con gran disamo in adorazione del Sacramento, come anche ligenza sopra un fresco giottesco della Trinità l'altro sul muro dell'ingresso principale con Re con molli voti, di Francesco, figlio ed allievo di Salomone che assiste all' edificazione del tempio. maestro Simone, che molto dipìnse nella chiesa
   La chiesa conta sedici cappelle e tre altari. A dopo Giotto. Sopra l'ingresso, nel fregio del sinistra entrando, c il monumento di Antonio di parapetto dell'organo, piccoli rilievi dalla Vita