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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   190
   Parli1 Terza — Italia Centrale
   CENNO STO 15ICO
   Gli studi e gli scavi fatti dal celebre paletnologo reggiano prof. Gaetano Chierici sul territorio della città e dintorni hanno messo irt luce oggetti e traccio del periodo neolitico, se non nella quantità, varietà ed abbondanza che fu dato dalle più antiche terramare del Modenese, certo in quantità sufficienti, come si può osservare nel locale Museo di storia patria, per potere affermare che i primissimi aiutatori della plaga emiliana, che tante reliquie del loro passaggio lasciarono nei sepolcreti bolognesi e nei cumuli modenesi, si stesero anche sul territorio reggiano. Più abbondanti sono nel Reggiano gli oggetti provenienti dalle stazioni o razze dei periodi successivi e gli scavi praticati a Sant'Ilario ed a Servirola misero in luce una quantità d'oggetti simili a quelli rinvenuti in altre località della regione emiliana, parallele per epoca, a questa del Reggiano. Fra gli abitatori di questa plaga quelli dei quali si ha più insistente memoria, come maggiormente accostantisi al ciclo storico italiano, sono i Galli Boi, che, venuti dalla Gallia Cisalpina, si stendevano per buona parte della regione transpadana ed avevano fatto della già etrusca Felsina il centro della loro espansione o dominazione che dir si voglia.
   Gli storici meno guardinghi dei secoli passati, toccando delle origini della città di Reggio, hanno favoleggiato di un tal Regio etrusco, il quale sarebbe stato il fondatore della città. Ma è, come tutte le arzigogolature che gli scrittori del secolo passato e del XVII facevano per la ricerca della etimologia delle parole, leggenda da mettersi in quarantena, se non da ripudiarsi totalmente.
   Le notizie di Reggio solo cominciano a trovare qualche consistenza nel periodo già avanzato della Repubblica romana, quando Roma, nella fortunosa fase ascendente della sua potenza militare, soggiogati completamente, dopo una sanguinosa lotta (500 ab u. c.), i Galli Boi, che tenevano gran parte della Gallia Transpadana od Emilia, furono mandati da Roma i soliti gruppi di coloni ad abitare, a civilizzare o meglio a romanizzare il conquistato paese. Si attribuisce la fondazione della colonia romana di Reggio ad Emilio Lepido; ma parecchi essendo stati i consoli, i proconsoli, i tribuni, ì capitani di truppe della Repubblica con quel nome, si può ragionevolmente supporre che il magistrato dal quale Reggio ebbe la sua prima colonia fosse Marco Emilio Lepido, alla iniziativa del quale si era aperta la grande via che attraversa tutta la regione da Rimini a Piacenza.
   Non si hanno notizie speciali intorno a Reggio del periodo della Repubblica, solo è accertato chela colonia romana quivi allora dimorante era ascritta alla tribù Follia. Nell'anno 503 di Roma, dopo aperta la grande strada da Rimini a Piacenza, Marco Emilio Lepido, da Reggio, ov'erasi stabilito, rendeva giustizia a tutta la consolare provincia. Non sono molte le iscrizioni o lapidi del periodo romano ritornate in luce o conservate nel Museo di Storia patria. Di queste la più rara è una lapide o tavola in bronzo rinvenuta, a quanto dicesi, nel 1563, illustrata dall'Azzari e da altri, nella quale è detto che la città aveva ì suoi collegi d'arte con un tempio proprio, nel quale radunavansi per i loro affari particolari e (li casta, ed anche pubblici. Più tardi fu eretto un Municipio con magistrati e statuti proprii, e godette assai presto, oltreché del diritto italico anche del diritto di cittadinanza romana. Scarse poi, per non dire affatto, manchevoli, sono le notizie di Reggio durante il lungo periodo dell'Impero e solo si sa che fin dal I secolo comincio ad infìltrarvisi il Cristianesimo. Vuoisi da alcuni storici della Chiesa, copiati anche dagli storici civili, ma non sapremmo dire con quanto fondamento, che il Cristianesimo si introdusse intorno all'anno 00 dell'era volgare colle predicazioni di Sant'Apollinare, il quale avrebbe istituito anche un vescovado nella città. Certo é però che la Chiesa reggiana è antichissima e Sant'Ambrogio ne ricorda in un con quello della città il fiorente stato (a. 388).