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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parli1 Terza — Italia Centrale
   Francesco Rumili. L'altare, monumentale, in istile ba-roccheggiantc, ma ricco tli marmi rari e colorati, fu eretto a spese della città di Reggio, che ne ha il patronato u vi tiene sopra il proprio stemma. La pala rappresenta Cristo spirante sulla croce ed è fra le più celebri ed anche discusse tele di Domenico Barbieri da Cento, detto il Guercino. La qualità dei colori ha tradito l'artista, poiché il quadro, anneritosi in alcune parti, ha assunto toni ed ombre che lo fecero assai criticare da stranieri ed italiani. Nessuno peraltro può negare a questa tela una glande sicurezza di pennello, uu profondo sentimento, una grande maestria nel disegno, in ispecie del corpo umano. Appena finita, quest'opera fu giudicata per un capolavoro, tanto clic il Comune di Reggio, che n'era il committente, oltre del prezzo pattuito, regalò all'artista — secondo narra il Cam-pori — una collana con medaglione d'oro col proprio stemma, a dimostrazione d'onore e di sorpassata aspettazione.
   11 terzo braccio della croce, dalla cupola all'estremità del coro, mostra eccellenti affreschi di Alessandro Tiariui, rappresentanti i Falli biblici

  •    Anche ai lati di questo braccio sonvi due cappelle simili a quelle descritte per il braccio anteriore.
       Nella cappella a fianco dell'aitar maggiore, dal lato del Vangelo, si notano affreschi di Carlo Bonone, ferrarese, rappresentanti sui pennacchi i Quattro Dottori della Chiesa, negli spazi inferiori del bacinetto le Quattro beatitudini, sopra le qua! spiccano altrettanti angeli vòlti alla medaglia, nella quale è rappresentata la Podestà spirituale della Chiesa In questa cappella solivi due altari: 11110 dedicato all'Addolorata, con un buon quadro del Talami, e l'altro con una tela rappresentante San Giorgio e Santa Caterina, opera lodevolissima del bolognese Lodovico Caracci, rna annerita e mal ristaurata. 1 marmi dell'altare dell'Addolorata sono del Pacchioni
       Nella cappella di fianco all'aitar maggiore, al corno dell'Epistola, il Desani dipinse a fresco i Quattro Evangelisti sui pennacchi, gli Ordini religiosi negli scompartimenti inferiori e sovrapposti a questi le Virtù speciali d'ogni Ordine; la medaglia centrale simboleggia la Religione. Ma questi dipinti non reggono il confronto con quelli dianzi descritti e neppure sono da mettersi fra le cose pili riuscite del Desani, valente ed accurato artista il quale, vuoisi, operasse qui al lume di torcia. Nell'altare notasi un quadro di LconelloSpada ed ì marmi che l'adornano furono con molta cura ed eleganza lavorati dal Sampolo.
       Il quarto braccio, dalla cupola all'altare della Madonna, fu dipinto nella vòlta da Leonello Spada (1576-1622) e da Alessandro Tiariui, i quali, per verità, sfoggiarono in questa parte del tempio tutto il loro valore. Vi sono rappresentati i Fatti biblici di Giuditta, di
       Ester, ecc. I quadri dell'intercolunnio sono di Michele JSattei, detto il Reggiano. L'altare, monumentale, in ricchi marmi colorati, fu disegnalo dal già ricordato Giambattista Magnani di Parma. Di questo artista è pure la specie di tabernacolo nel quale si conserva l'immagine miracolosa a cui il tempio fu dedicato. Questa immagine venne disegnata nel 1569 su carta da Lelio Orsi di Novellara, indi riprodotta sopra un muro dell'orto dei Padri Serviti, nel 1573, da Giovanni De Bianchi, detto il Bertone. Condotta poi a buon punto la fabbrica del tempio, venne, con pompa straordinaria di prelati e di popolo, trasportata il 12 maggio 1019 nel tabernacolo ni cui si conserva. Fu in seguito a questa traslazione che cominciarono quelle feste e quelle fiere il cui uso durò fino ai nostri tempi e che non si è peranco completamente perduto.
       Bellissima è la cupola, lavoro veramente magistrale di Leonello Spada, il quale raffigurò, sui pennacchi, la Religione, \'Orazione, la Carità e VElemosina indi otto santi a colori ed otto teste a chiaroscuro sopra il cornicione inferiore, gli otto campioni del Vecchio Testamento a chiaroscuro sopra la cornice inferiore. Nella curva della cupola fino alla lanterna, con vivacità di colorito, franchezza di disegno, arditezza di scorci, il pittore rappresentò VAssunzione della Vergine fra una Gloria d'angeli. La parte prospettica e decorativa venne di conserva allo Spada eseguita da Tommaso Sandrino, bresciano (1574-1630).
       Il tempio della Chiara subì in questi ultimi tempi un generale l'istauro e ripuliinento ; sicché lo si può dire rinnovato, senza che per questo abbia perduta la primitiva sua impronta, ogni lavoro essendo stalo condotto sotto la sorveglianza diretta di artisti illuminati e coscienziosi, quali il Lugli, il Samoggia, il Bambino ed altri. — A questo tempio era annesso un chiostro, che fu già dei Serviti ed ora è in parte adibito ad uso scolastico.
       San Pietro. — Questa chiesa viene quarta nell'ordine delle chiese reggiane e si trova sulla via Emilia, non lungi dalla barriera Vittorio Emanuele. Fu eretta dal 1586 al 1589 su disegno di Sebastiano Sorina da Asola, nel Mantovano. La cupola, alta, slanciata, maestosa, riproducente, in piccolo, le linee della cupola di San Pietro in Vaticano, fu disegnata dal can. reggiano don Messori. Tutto l'edilìzio è in istile barocco, non esagerato però; e nell'interno si osservano buoni quadri del Desani, del Tiariui, di Giambattista Fassetti, reggiano, allievo del Bibbiena; del Gavassetti, modenese; del Francia, caposcuola bolognese; di Luca Ferrari, del Massanni, ecc.
       Attiguo alla chiesa è l'antico convento dei Benedettini, ora trasformato in caserma ed a sede del Distretto militare. Ne fu architetto, nella seconda metà del secolo XVI, Leonardo Pacchioni, ma subì in processo di tempo numerose trasformazioni. Vi si conservano tuttavia due chiostri : il minore, con 18 colonne in marmo e buoni capitelli, fu costrutto da Bartolomeo Spaili ; il maggiore venne riformato nel secolo scorso, ma le statue che vi si conservano sono opera di Bernardo e di Francesco da Lugano del 1003.