Reggio nell'Emilia
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Basilica e fra i più pregevoli che l'intera città possegga; uu Sant'Omobono, alla maniera raffaellesca ; l'eccellente copia che della Notte del Correggio — ora ornamento precipuo della Galleria Reale di Dresda — fece il Boulanger; i\ Sant'Antonio da Padova, del bolognese Tiarini ; una Sant'Apollonia, di Dionisio Calvaert detto il Fiammingo, nativo di Anversa, ma venuto presto in Italia e convertito alla scuola bolognese (1553-1019). È purquesto quadro assai riputato, ed il Terracchiui, buon giudice di cose artistiche, così ne parla: « Benché i colori del presente quadro siano divenuti piuttosto languidi, pure, per lo stile del buon gusto antico, per la filosofia della composizione e per la grazia di cui ridonda, specialmente nei begli angeli, si riconosce lavoro degno di questo maestro dell'Albani, del Doinenichino e di Guido Retti ».
Ottimo lavoro della scoltura rinascente è il mausoleo di Ruffino da Gabloneto, patrizio mantovano e governatore ili Reggio per il pontefice Leone X. E opera di Bartolomeo Spani da Reggio, zio al celebre Clemente. Vi si ammirano specialmente i fregi elegantissimi dell'architrave e del basamento, il sarcofago colla statua stesa sul letto funerario dell'estinto gentiluomo, ed il fastigio con un medaglione, dal quale esce, a mezza figura, il Padre Eterno. Altro buon saggio della scoltura reggiana nel secolo XVI è la tomba di Lodovico Parisetli, vescovo, dovuta a Prospero Spani, detto il Clemente da Reggio.
Mirabile opera di intarsio e di scoltura in legno è il coro di San Prospero composto di 63 stalli, opera di Cristoforo e Giuseppe Mantello da Cremona, siccome porta l'ultima sedia a destra: Xstoporus et Joseph, Filius Veneti de Cremona faciebanl anno MDXLVI.
Anche nella sagrestia della basilica si conservano alcuni buoni quadri, tra cui una copia della Nolte del Correggio, di Orazio Perucci, reggiano, ed una Purificazione del Stasarmi.
Tempio della B. V. della Giiiara — Nel corso omonimo, ora intitolato al duce dei Mille, a Garibaldi. È sotto il punto di vista dell'arte, il monumento più ragguardevole della città.
Questa chiesa venne eretta per voto del popolo reggiano, onde più degnamente collocarvi un simulacro della Vergine ritenuto miracoloso, che veneravasi in un sacello in quelle vicinanze. Un monumento in marmo, di gusto barocco, indica, a lato della facciata, il luogo nel quale dapprima trovavasi la miracolosa immagine. I lavori per l'erezione del grandioso tempio cominciarono il 6 giugno 1597 ed i disegni furono dati da Alessandro Balbi, ferrarese; morto in processo di tempo questi, venne sostituito dal reggiano Francesco Pacchioni, al quale si debbono la bella, slanciata cupola e la ricca decorazione a stucchi che orna la volta.
La pianta del tempio è a croce greca, coll'aggiunta del coro ; agli angoli delle braccia si aprono quattro cappelle minori, con cupole emisferiche o scodellate.
Notevolissima si è la facciata. « L'esterior parte del tempio — scrive il dottissimo marchese Campo ri — è maestosa e severa ed ha la facciata compartita nei due ordini dorico e ionico ; ma dove meglio rifulge la salci — ha l'alrlu, voi. Ili, parte 3'.
pienza ed il buon gusto dell'artista, si è nell'interno che ha ordine corinzio, di proporzioni così nobili ed aggiustate, di così bella armonia e corrispondenza di parti, e di apparenza tanto vaga e piacevole all'occhio che io non so se, avuto rispetto ai tempi, si possa trovare altro consimile e contemporaneo monumento, che avanzi codesto per la rarità delle pitture e per la bellezza dell'architettura ».
Questo tempio ha, e meritamente, posto distinto fra i più ragguardevoli edifizi sacri d'Italia.
La porta maggiore alla quale sovrasta un eccellente bassorilievo in marmo, opera di Salvatore da Verona (1642), è contornata di stipiti a ricche ed eleganti modanature; fiancheggiata da due belle colonne e da ini architrave alquanto barocco, fu fatta a spese del Comune di Reggio; le due porte laterali, di più modeste proporzioni, ma non prive di eleganza e di corretto disegno, furono compiute a spese di due Comuni del Reggiano.
L'interno del tempio è tutto quello che di grandioso, armonico, artistico ed elegante si può pensare.
Nel primo braccio, dalla porta maggiore alla cupola, ammirarla, incastonati fra bellissime decorazioni in stucco, gli affreschi di Luca Ferrari, reggiano, discepolo di Guido Reni, del cui stile e delle cui grazie fu buon imitatore. Rappresentano fatti dell'Antico Testamento, cioè Adamo ed Eva, Abramo e Sara, Rebecca ed il Servo di Abramo, ecc. I quadri in tela dell'intercolunnio sono, I uno, a destra, di Pietro Desani e l'altro, a sinistra, di Tietro Martire Arnianui, reggiano, buon scolaro di Leonello Spada, ottimo pittore bolognese della scuola caraccesca. Nella cappella minore a sinistra entrando sonvi dipinti d'ottima fattura di Alessandro Tiarini, cioè le Quattro Sibille nei pennacchi del cupolino e le altre Virtù, ben raffigurate dai loro emblemi negli otto spazi inferiori del bari-netto; nei superiori otto angeli che circondano un altro portante la croce e campeggiente nella medaglia dì mezzo. La pala dell'altare è opera moderna del reggiano Alfonso Chierici; l'altare fu disegnato dal celebre G. B. Magnani di Panna (1571-1653). La cappella minore a destra di chi entra ha pregevoli affreschi del secentista Camillo Gavassetti, modenese, rappresentanti nei pennacchi i Quattro profeti maggiori; negli otto spazi maggiori sono dipinte le altre Otto virtù con relativi emblemi e sopra questi una Gloria d'ange',i con strumenti musicali si ricongiunge alla medaglia centrale, nella quale sono raffigurati i Simboli della diviniti. L'altare fu architettato dal Sampolo ed il quadro che lo adorna è opera di Alessandro Tiarini, rappresentante la Jindonna col Bambino e San Francesco, lavoro fatto in gara con Leonello Spada, che altro consimile aveva eseguito per la stessa chiesa. È considerato fra le cose buone del pittore bolognese.
Gli affreschi del secondo braccio a sinistra della cupola sono del pari di Luca Ferrari e rappresentano i Falli biblici di Rachele e Giacobbe, Giaelc e Sisara e della Sommersione dell'esercito di Faraone nel Mar Rosso. I quadri in tela dell iiitercolunnio sono dei pittori reggiani Giulio Cesare Mattei detto il Francese e