Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (234/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (234/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   190
   Parli1 Terza — Italia Centrale
   Fig. 28. — Reggio nell'Emilia : Basilica di San Prospero (da fotografia Fantuzzi).
   controversia, provano che il Campi aveva fatto qualche lavoro, altrimenti la lite non sarebbe sòrta, nè sarebbe seguito componimento. E d'altra parte i canonici non avrebbero chiamato il Tinti a Reggio per finire l'opera che aveva lasciata interrotta, se già non vi avesse posto mano, benché per pochissimo tempo.
   a Fra le due candeliere, a cui lavorarono il Campi ed i! Tinti, è differenza grande, quantunque ambidue copiassero le prime affrescate dal Procaccini. Pel Tinti manca nel lungo modo di paragone; non cosi pel Campi, di cui i quadri raffiguranti la Caduta dì Jezabele ed il Figlio della vedono di Naim, si offrono utilmente in esame al raffronto. In essi il Campi si appalesa timido nella composizione e freddo nel colore, non ha la potenza uè i mezzi del Procaccini e si capisce come, nonostante la buona distribuzione delle figure, quella pittura, calcolata, limata, ritoccata senza pennellate e grassezza di tinte, dura e povera di chiaroscuro, dovesse sfigurare e non piacere messa vicina e in confronto con quella del maestro bolognese (Procaccini). Ora, delle due candeliere, quella che mostra i pregi ed i difetti dell'arte del Campi, è a sinistra dalla parte del quadro murale il Figlio della vedova di Naim, e anch'essa è dura, senza colore, sciatta quasi e si appalesa per opera più di disegnatore che dì pittore.
   « Somma invece è la differenza tra le prime pitture che il Procaccini fece del coro e quelle che esegui undici anni dopo nella cappella grande: anzi la differenza
   è tanta da giustificare l'opinione già còrsa che gli affreschi sulla vòlta dell'organo non fossero suoi ma del Tinti, onde poi il Tinti era nel confronto sentenziato maggior pittore del Procaccini.
   a Nel Giudizio Universale, raffigurato nel coro, il maestro bolognese mostra viva l'influenza di Roma, donde allora era tornato da poco, e specialmente di Michelangelo, che aveva studiato a preferenza. Nel quadro manca, se non l'unità di concetto, l'unità della composizione e l'insieme e i particolari sono concepiti ed eseguiti alla maniera di Michelangelo. Nelle ligure
   10 studio dell'anatomia soverchia quello del nudo e il pittore disegna e modella stupendamente il corpo umano, ma non copia il vero ; lo trasforma, seguendo
   11 precetto e indulgendo il proprio gusto, studia lo strano, il contorto e affetta di scoprire le carni, di posare e di scorciare. Pure quante cose belle e magnifiche non sa egli dipingere ! Che torso stupendo è nel quadro la Creazione di Eva ! E nel Giudizio, come belle, meravigliosamente belle, sono quelle due anime abbracciate che, nella chiarità del vasto orizzonte, volano in cielo con mirabile effetto ».
   Le navate laterali della Basilica, nelle quali si aprono le cappelle ad altari, contengono dipinti non privi di pregio. Fra questi ricordiamo: un San Gregorio, di Carlo Bensa da Porto Maurizio; il Battesimo di Cristo, di Michelangelo Anselmi detto il da Siena, sebbene nativo di Parma : il migliore fra i ouatlri della