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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Reggio nell'Emilia
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   fuori 1p mura della città cominciarono ad essere pubblicamente onorate ed a sorgere nell'interno.
   11 (Inumo di Reggio attuale è coetaneo, o di poco posteriore, a quello di .Modena e come questo mostrerebbe l'indeclinabile sua pertinenza all'arte lombarda o dei Comacini, se lo sconsigliato ed incompiuto rifacimento, tanto nella facciata che nell'interno, a cui l'edilìzio, nella seconda metà del secolo XVI, andò soggetto per opera di Prospero Spani detto il Clemente o Clemente da Reggio, bunn scultore ma architetto mediocre, sebbene avesse lavorato e studiato sotto Michelangelo, non ne avessero mutato ili gran parte l'aspetto, svisandone, e non con risultati totalmente soddisfacenti, l'antico carattere.
   La facciata, nella cui parte alta si osservano ancora le traccie dell'antico edilìzio, doveva essere trasformata nello stile classico del secolo XVI dal ricordato Prospero Spani; ma restò incompiuta a mena della metà. Infatti solo nella parte inferiore le colonne e le lesene scandiate, i nicchioni per le statue ed il portale maggiore mostrano quali fossero le classiche intenzioni dello Spani, del quale sono le due statue colossali di Adamo ed Eva lìancheggianti la porta. Nella parte rimasta incompiuta si veggono ancora avanzi di pitture del periodo anteriore al giottesco, dal secolo XIII al XIV, le quali, per quanto abbisognevoli di un l'istauro o meglio di essere rilievate, fanno molto interesse nella storia dell'arte Ioni barda, perocché vanno annoverate fra le più antiche che del genere si conoscano.
   Sulla sommità della facciata è impostate un torrione ottagonale non compiuto e mozzato successivamente, ti quale peraltro fa pensare ad altre consimili costruzioni dei Comaciui che ornano le fronti dei loro edilìzi, non foss'altro il tipico campanile di Santa Maria del Giglio a Gravedona sul lago di Como. In una nicchia vedesi la statua in rame della Vergine, opera ili Bartolomeo Spani, zio dtd Clemente.
   In origine la fabbrica del duomo di Reggio era completamente isolata; successivamente vi furono addossati edifìzi che ne coprirono la fiancata e l'abside, onde di queste parti dell'edilizio, nelle quali maggiormente si potevano avere le caratteristiche della primitiva architettura, più nulla si scorge alla luce del ili.
   L'interno è a tre navate, col santuario ed il coro rialzato sopra la cripta ed una cupola nello stile del secolo XVII, che fu riformata ed abbozzata dall'architetto Cosimo Pagliai» da Siena. I chiaroscuri clic decorano questa cupola sono del Pacchioni e i dipinti del Fontanesi, artisti reggiani.
   Notevole il pulpito, disegnato dallo Spani o Clemente suddetto, del quale sono le quattro medaglie che l'ornano, scolpite colla vigoria di stile che fu propria di questo artista, che aveva la gloria d'aver lavorato con Michelangelo. Ragguardevoli opere d'arte sono il mausoleo di Valerio Malaguzzi, a destra entrando, eseguito sullo scorcio del secolo XVI da Bartolomeo Spani, artista degno di maggior considerazione di quella che generalmente non gli fu tributata dai contemporanei e dai posteri; la tomba di Ugo Rangone,
   vescovo di Reggio e nunzio del papa Paolo IH alla Certe di Carlo V : la tomba del Clemente medesimo, sormontata dal busto di questo artista, opera del Pacchioni da Reggio, suo allievo (1588).
   11 coro è linamente lavorato a tarsi ed intagli, in istile gotico. E opera del secolo XVI e lo si attribuisce ad un Antonio da Melaria, espertissimo e famoso in quel tempo per consimili lavori.
   Fra i dipinti che il duomo di Reggio possiede va ricordata una bellissima tavola della prima metà del 400, arieggiantein tutto alla maniera del Gian B'-llino, ed liti quadro di Bernardino Orsi, conservato nella sagrestia, del quale è rimarchevole la forza del colorito e l'accuratezza del disegno.
   La cattedrale di Reggio ha un ricco archivio capitolare, nel (piale si conservano documenti antichissimi interessanti la storia cittadina e della regione; nella sagrestia si conservano antichi libri corali, antifonari e messali con pregevoli miniature; ricchissimi paramenti sacri, calici, pissidi, ostensori, reliquari, croci e pastorali di rilevante antichità e di pregevole fattura.
   San Prospero (fig. 28). Lt Nella piazza Minore detta delle Erbe, che s'apre ad est della Maggiore, sorge la basilica di San Prospero, vescovo e patrono della città. Questa chiesa venne costruita sul principio del secolo XVI coi disegni di Gaspare Bisi su altra di stile lombardo, assai più antica e della quale si conservano tuttavia ì sci leoni in marino clic adornano ancora il prospetto della gradinata. La facciata, di stile baroccheg'giante, venne compiuta sul principio del secolo scorso e riproduca in certo qua) modo la fonila di Santa Maria in Campiteli! a Roma. Le statue e le ni tre scolture che l'adornano sono del Finali. La torre ottagonale, tronca, rivestita di marmo, che fiancheggia la facciata, è opera del secolo XIII.
   L'interno, che è la parte migliore dell'edilìzio, si presenta in pianta a croce latina ed a tre ampie navate sul piò ili croce. Soprattutto pregevoli in questa chiesa sono i dipinti del coro, dovuti a Camillo Procaccini, considerati fra le migliori cose uscite dalla tavolozza di questo valentissimo fra i pittori della famiglia bolognese, innestatasi alla scuola lombarda nella prima metà del secolo XVII. Oltre del Procaccini lavorarono in questa chiesa il Tiariui il Tinti ed il cav. Campi, e. dell'opera di questi artisti cosi parla il prof. N'aborre Campanini, distinto critico e scrittore di cose d'arti;, reggiano :
   « 11 Tinti ed il Campi lavorarono al sottarco ed alle candeliere dei pilastri che dividono il coro dalla cappella granile, copiando le decorazioni e le fregiature delle candeliere e del sottarco eseguite dal Procaccini, il quale, oltre la vòlta della cappella granile, ebbe l'obbligo solamente di decorare, come decorò, il sottarco davanti, sopra l'aitar maggiore. Ma se può accertarsi qual fu l'opera insieme dei (lue maestri, può egualmente stabilirsi quale parte dipinsero ciascuno?
   « La questione sòrta dopo la morte del Campi tra la vedova, il fideiussore ed i canonici, e 1 incarico affidato ai due pittori Tintorini e Lippi d? definire la