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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parli1 Terza — Italia Centrale
   Corno alle Scale, Libro Aperto, Nuda, Spigolino ad est. Tutto il tracciato della via Giardini, salvo una breve interruzione presso Pievepelago, per il frapporsi dell'Alpi-cella, si svolge sotto gli occhi dell'osservatore nei mille suoi serpeggiamenti dalla conca di Pavullo all'Abetone. Si dominano perfettamente l'Abetone, Fiumalbo, Sant'Anna, Piandelagotti, Pievepelago, Riolunato, Barigazzo, Frassinoro, Lama, Pavullo, Montecuccolo e Gajato, cogli avanzi dei loro castelli, Sassoguidano, Zocca, Montese, Fanano, Montetiorino, Serra Mazzoni, Guiglia, ecc.
   Il panorama lontano, godibile solo colla maggiore purezza dell'atmosfera, che può trovarsi nelle mattinate estive o nelle giornate serene ed estremamente fredde di inverno, si stende dall'Adriatico al Mediterraneo, a tutto il glande anfiteatro alpino dalle Giulie al monte Rosa, quest'ultimo appena visibile nelle giornate di maggior trasparenza dell'atmosfera. Più facilmente visibili sono le vette delle Alpi Retiche, del Bernina, delPAdamello, dcll'Ortler, le dolomiti trentine, il Baldo, la Marmolada, i colli Berici presso Vicenza, gli Euganei nel Padovano, i monti della Toscana sino all'Annata, l'isola d'Elba, la Capraia, la Gorgona e perfino la torre del faro di Livorno, la cui lanterna intermittente di notte si vede a brillare, simile ad una stella tremolante.
   Sull'estrema vetta del Ciinone venne costrutta lina torre ottagonale alta 14 metri, a due piani con terrazza soprastante, destinata a servire di osservatorio e di asilo; ina per l'uno e per l'altro ufficio pare poco adatta, specialmente per il secondo, essendo troppo angusta e mal disposta per poter ricettare una carovana superiore alle tre
   0 quattro persone. Alquanti metri più in basso della torre, in una risega riparata, furono costrutte alcune capanne per i pastori che stanno lassù nei mesi buoni e che all'occorrenza servono di miglior rifugio per gli escursionisti. La discesa dal Cimone si può fare rapidamente senza inconvenienti da qualunque parte.
   Altre frazioni del Comune di Sestola, che non possiamo esimerci dal ricordare,sono:
   1. Rocchetta Sandri (700 in.),-con 445 abitanti, sulla sinistra del Leo e lungo la strada di Val di Sasso. Anticamente era detta Rocca di Sclopano. Un diploma di Astolfo, re dei Longobardi, del 753, inette la Silva de Sclopano fra le varie donazioni da lui fatte all'abbazia di Nonantola. Fu compresa nelle dedizioni frignanesi del 1197, 1205, 127G. Fu soggetta ad Obizzo di Montegarullo ed indi agli Estensi, che l'incorporarono nella provincia immediata del Frignano, (li cui era capoluogo Sestola.
   2. Vestile (600 m.), con 865 abitanti, a metà della salita che dal ponte di Val di Sasso mette a Sestola. E bel paese, in pittoresca posizione, con una chiesa parrocchiale di grandiose proporzioni e di moderno disegno. Aveva un antico castello, del quale si hanno notizie fin dal secolo XII e di cui rimangono ancora avanzi.
   3. Castellavo (694 ni.), con 395 abitanti, sulla nuova strada provinciale per Sestola e Fanano detto del Serpentino o di Renno. E luogo antichissimo, già dominato da un castello che appartenne ai Gualandelli, famiglia assai turbolenta della regione. Nella torre di questa rocca — distrutta da una lavina — Passerino Bonaccolsi, signore di Modena e di Mantova, avrebbe, nel 1324, rinchiusi Francesco Pico della Mirandola ed
   1 suoi tìgli, sospetti di aver armeggiato contro di lui, lasciandoli poi morire di fame.
   4. Roncoscaglia (908 m.), con 429 abitanti, sulla strada che in tempo non lontano dovrà congiungersi a quella già in attività Pievepelago-Riolunato. Nella chiesa parrocchiale di questo solitario ed ameno paese, scrostando l'intonaco, si rinvenne nel 1857 una grande pittura murale, divisa in due ordini di rettangoli larghi metri 1 '/a circa, rappresentante i Fasti della vita di San Giovanni Battista. « La maniera ed i costumi — scrive il Toschi già ricordato — dimostrano in quegli affreschi l'opera d'un pittore di provincia, che verso la metà del 1400 eseguiva con timidità ma con intelligenza e buon gusto i metodi allora usati con ben altra sicurezza e ardire nelle grandi città ed offrono un gradevole esempio d'arte, dirò così campagnuola, che procedeva ingenua